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Vi racconto una barzelletta 2

In: Vita da Musicista

20 Jun 2017

Un architetto, un cuoco e uno scrittore fanno naufragio su un’isola deserta. Ognuno di loro decide di fare qualcosa per garantire la sopravvivenza del gruppo.
L’architetto costruisce un rifugio per la notte.
Il cuoco prepara una bella cenetta da gustare mentre si aspettano i soccorsi.
E cosa fa lo scrittore? Ma è ovvio! Fa la portata principale!

Questa è una barzelletta piuttosto famosa. Volendo si può raccontarla prendendo di mira anche altre categorie: psicologi, medievisti, filosofi… gli artisti comunque sono tra i più gettonati.
L’esistenza della barzelletta in sé e delle presa per il culo che comporta non mi dà alcun fastidio (ci mancherebbe altro) ma ho notato che molte persone la prendono sul serio più del dovuto. Pertanto credo sia il caso di dire tre cose riguardo a questa storiella.

Isola deserta

1) Ironicamente, è stata scritta da qualcuno

L’autore della barzelletta non sarà magari un professionista ma la sua storiella segue pedissequamente le regole di una forma d’arte, che nel caso specifico la narrativa.
Abbiamo il topos l’isola deserta, ovvero un ambiente immediatamente riconoscibile da tutti che ci fa capire sin dalle prime battute che la storia parlerà di come si comportano gli esseri umani in un ambiente ostile e primitivo.
Abbiamo tre macchiette che rappresentano due modi diversi di affrontare la vita. La struttura è esattamente quella della favola dei tre porcellini, solo rovesciata (in quella favola due personaggi non erano in grado di far fronte alle difficoltà e il terzo sì, mentre qui avviene il contrario).
Abbiamo una struttura in tre atti (in cui un’avversità sconvolge la vita dei protagonisti che dovranno ingegnarsi per non farsi sopraffare da essa) che porta a una morale conclusiva, ovvero “nella vita bisogna avere senso pratico”.

2) Un artista può essere anche un cuoco e un architetto

Come detto, i protagonisti della barzelletta sono macchiette, figure monodimensionali in grado di fare una sola cosa per volta. Questo perché non sono persone in carne ed ossa ma rappresentazioni di un atteggiamento. La realtà è un tantino più complessa, e può capitare che un artista abbia eccome senso pratico.
Si potrebbero fare mille esempi ma, tanto per farne uno: i mobili che arredavano la casa di Victor Hugo erano stati costruiti dallo scrittore stesso.

3) Sopravvivere non è tutto

Lasciamo da parte quanto detto finora e ammettiamo che gli artisti siano gente sconclusionata che nel mondo reale non sopravviverebbe cinque minuti.
Cosa spinge un cuoco e un architetto che hanno fatto naufragio a fare di tutto per sopravvivere? Trascorrere il resto delle proprie esistenze come uomini primitivi? Tornare a casa e rinchiudersi in un loculo, nutrendosi per endovena e donando ogni tanto un po’ di sperma per portare avanti la specie? O forse vorranno tornare a casa per stare con le persone che amano, trascorrere dei momenti piacevoli, realizzare i propri sogni, ricevere degli stimoli fisici e intellettuali?
Ebbene, l’arte (ma anche la filosofia e la scienza) non ha forse molto a che vedere con queste cose? “Arte” sono le canzoni che ascoltiamo quando siamo innamorati, sono i quadri che ci mettiamo in casa perché guardarli ci fa stare meglio che guardare un muro vuoto, sono le architetture che fanno da teatro ai momenti più importanti della nostra vita.
Ma ci si potrebbe spingere anche oltre: l’arte non è solo una rappresentazione delle cose che rendono la vita degna di essere vissuta, ma qualcosa di per sé vivo e reale. Quando leggete un libro di fantascienza non state semplicemente facendo finta di essere esploratori interstellari ma state effettivamente esplorando un altro mondo, con tutte le sue implicazioni e contraddizioni.

In altre parole, come direbbe Aristotele: “È vero che la filosofia non serve a nulla, ma è proprio la mancanza di questo legame di servitù che la rende il sapere più nobile”.

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