Archivio tag: Luciano Pavarotti

Cinema ed Autori: “La musica del silenzio”

La musica del silenzio

Considerata la quantità di gente a cui sta sulle balle Andrea Bocelli, mi sarei aspettato che un film basato sulla sua vita attirasse parecchie critiche. Viceversa, non ho quasi sentito parlare del film “La musica del silenzio”, andato in onda ieri sera su RAIUNO e liberamente ispirato, appunto, alla vita del cantante pisano.
Mi sono chiesto perché ed ho formulato le seguenti ipotesi: Continua a leggere

Il trionfo dell’Italia agli Europei e la “Turandot” di Puccini

Come sapete, non sono una di quelle persone (una di quelle orribili persone) che non segue il calcio perché trova sia una perdita di tempo ma perde il 99% del suo tempo per farlo sapere agli altri. Io ogni tanto una partita me la vedo con piacere, e con piacere seguo le imprese della nostra nazionale di calcio.
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“Musica leggera” non è un altro modo per dire “musica di merda”

Katia Ricciarelli

In questi giorni sta facendo discutere una dichiarazione di Katia Ricciarelli sul trio canoro “Il Volo” (più noto su questo sito come “Mafia, Pizza e Mandolino”). Non so se la cosa sia stata organizzata a tavolino per promuovere un imminente tour o un disco del trio, in ogni caso il soprano ha affermato quanto segue:

“Non sono Pavarotti. I ragazzi non fanno lirica ma cantano canzoni. Hanno seguito il percorso al contrario e di questo passo è difficile che arrivino da qualche parte. Anche Pavarotti portò la lirica in tv, ma lui poteva farlo. Era già il grande Pavarotti. Se il gruppo vuole arrivare alla lirica deve percorrere la strada inversa. Sarei felice se da ora si concentrassero su un repertorio diverso.”

Fondamentalmente ha accusato Mafia, Pizza e Mandolino di spacciarsi per cantanti lirici quando in realtà altro non sono che interpreti di canzonette.
Dato che coloro che si atteggiano a musicisti classici senza esserlo non stanno molto simpatici ai melomani (comprensibilmente), questa dichiarazione ha fatto guadagnare 92 minuti d’applausi alla Ricciarelli in svariate sedi e si sono uditi commenti quali “Ha ragione! Quei tre lì fanno solo musica leggera!” oppure “Esatto! Non sono tre lirici! La loro è musica pop!” o ancora “Giusto! La musica leggera è una cosa, la lirica un’altra!”.

Io, che ascolto spesso musica leggera, vorrei precisare una cosa…

Neil Diamond fa musica leggera. Mina fa musica leggera. Céline Dion fa musica leggera. Lucio Dalla faceva musica leggera. Edoardo Bennato fa musica leggera. Barbra Streisand fa musica leggera. Renato Zero fa musica leggera.
Quella che fanno Mafia, Pizza e Mandolino non è musica leggera, è musica di merda, che è un’altra cosa!

Perché ogni volta che salta fuori un prodotto discografico costruito a tavolino che scimmiotta lo stile musicale classico – si chiami esso “Il Volo”, Giovanni Allevi o Andrea Bocelli – dagli ambienti della musica colta si leva un coro di “questa non è musica classica, è musica leggera”? La musica leggera è una cosa complessa, articolata, difficile, che richiede delle qualità che nessuno di questi fenomeni da baraccone possederà mai!

Perché per criticare Mafia, Pizza e Mandolino insultate una pietra miliare della storia della musica quale è musica leggera? Pensate che i tennisti sarebbero contenti se per criticare un buffone che fa finta di giocare a calcio gli appassionati di calcio gli urlassero dietro “Quello non è un calciatore! È un tennista!”?

Mi sembra che dietro certe affermazioni si celi una pretesa di superiorità dei musicisti classici dannosa per loro stessi e per gli altri. Un atteggiamento che oggi, nel 2015, sarebbe forse il caso di abbandonare.

“L’incoronazione di Poppea” alla Scala: il fatto che da una regia non si riesca a capire la storia non significa che sia molto profonda

Nelle scorse settimane è andata in scena alla Scala “L’incoronazione di Poppea” di Claudio Monteverdi.
“L’incoronazione di Poppea” è forse la più bella opera di Monteverdi. E Monteverdi è uno dei più grandi operisti della Storia, per certi versi più grande di Verdi o di Mozart. La drammaturgia di Monteverdi – compositore vissuto a cavallo tra il del sedicesimo e il diciassettesimo secolo – è così moderna da essere per certi versi ancora attuale. Il suo è il vero “recitar cantando”, nel senso che nelle sue opere abbiamo un vero e proprio testo teatrale (in versi) messo in musica, così come – secondo gli intellettuali dell’epoca – avveniva nel grande teatro classico. Una purezza drammaturgica forse “sporcata” in qualche modo negli anni successivi per via della scoperta, da parte dei compositori, del fatto che scrivere opere costituite quasi unicamente da arie era molto più remunerativo. Bisognerà aspettare Puccini (per quanto anche autori precedenti si siano evoluti in questa direzione nel periodo di maggiore maturità) perché questa purezza venga recuperata. Continua a leggere

Cinema ed Autori: “Verdi”

“Era la forza di quella musica che aveva trascinato il pubblico. L’Italia allora aveva bisogno di quella forza. Alla terra della bellezza, divenuta terra di schiavitù, questa schiavitù cominciava a pesare. Il pianto accorato e rassegnato di Bellini non poteva essere più la sua voce. La nuova voce di quei fermenti che in lei si agitavano era Verdi.”

 (Voce narrante)

Vita di Verdi 1

Mancano ormai pochi giorni alla fine di quest’anno verdiano.

Un bicentenario, di per sé, è un banale fatto numerico, ma è anche una scusa per fare un po’ di festa e per far conoscere al profano il personaggio che si festeggia. Continua a leggere

Cinema ed Autori: “Puccini”, la fiction del 2009

“Perché scrivo, Elvira? Verdi è stato l’anima del Risorgimento, un mondo che è finito senza che ne sia nato uno nuovo. Chi la vuole ascoltare la mia musica?”

(Puccini in un momento di grande ottimismo)

Nel marzo del 2009, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dalla nascita di Giacomo Puccini (in realtà l’anniversario era stato l’anno prima, ma evidentemente le cose erano andate per le lunghe) mandò in onda una fiction sulla vita del compositore lucchese. Come potrete immaginare se conoscete il livello delle moderne fiction italiane, il risultato fu letteralmente raccapricciante. E in effetti pubblicare questa recensione subito dopo quella sullo sceneggiato di Bolchi significa fare un paragone impietoso, ma pazienza. Dopotutto, il recensore pietoso uccide lo spettatore. Continua a leggere