Archivio tag: Giuseppe Verdi

I cantanti d’Opera sapevano recitare anche prima della Callas

Netrebko Chenier

Ieri la RAI ha trasmesso in diretta l’apertura della stagione lirica milanese. Durante l’intervallo i presentatori hanno scambiato due chiacchiere con alcuni ospiti nel foyer, i quali ovviamente sono stati prodighi di complimenti nei confronti dei cantanti. Ne hanno sottolineato in particolare le doti interpretative e una di loro (ignoro chi fosse, ma non ha alcuna importanza) ha detto una frase che mi ha colpito: “Una volta i cantanti dovevano solo saper cantare, dopo la Callas devono essere anche dei bravi attori!”.

Non è la prima volta che sento questa sciocchezza e vorrei spendere due parole per dimostrare perché di sciocchezza si tratta. Per farlo ho chiesto l’aiuto di Gianguido Mussomeli – altresì noto col nome d’arte di mozart2006 – giornalista, conferenziere e più in generale uno che di ‘ste cose ne sa a pacchi. Insieme abbiamo raccolto alcuni esempi di come la recitazione sia sempre stata un’arte importante per i cantanti d’Opera, ben prima dell’epoca moderna e ben prima dell’esordio dell’ottima Maria Callas.
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Monteverdi e noi

Monteverdi

Il 9 maggio del 1567, esattamente 450 anni fa, nacque uno dei fondatori del teatro lirico: Claudio Monteverdi.
Come redattore di un giornale che parla di musica, ma ancora di più come autore di teatro musicale, non potevo esimermi dallo scrivere qualcosa per l’occasione.

Iniziai a pensare al da farsi già un anno fa. Dapprima pensai di realizzare una vera e propria settimana di Monteverdi, proponendo ogni giorno una delle sue le opere pervenuteci in forma completa. Un’idea che ho scartato quasi subito: ci sono divulgatori molto più bravi di me per quello, anche se non hanno molta voglia di agire, almeno stando a quanto affermato qualche settimana fa da Rinaldo Alessandrini (e se lo dice lui c’è da crederci). Io al massimo posso invitarvi ad armarvi di CD e DVD per organizzare un mini-festival nel salotto di casa vostra in compagnia di tutti gli amici che vorranno unirsi a voi. Tutti e due.
Quello che voglio proporvi oggi è piuttosto un articolo molto personale, che non riguarda me come articolista quanto come autore e spettatore.
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È giusto ambientare “La Traviata” ai giorni nostri?

In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar. Egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del Suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. A quell’epoca i registi d’Opera usavano ambientare “La Traviata” ai giorni nostri già da una quarantina d’anni. Questo per dirvi quando questa idea sia originale e innovativa.
Ma stabilito che l’idea di ambientare la più famosa opera di Giuseppe Verdi ai giorni nostri non è affatto un’idea nuova vorrei cercare di rispondere a un’altra domanda: ambientare “La Traviata” ai giorni nostri è una buona idea?
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“La Traviata” a Romano di Lombardia

Come sapete non amo vedere opere che ho già visto mille volte. Anzi, fosse per me, le opere che ho già visto mille volte vieterei proprio di farle. Nel caso de “La Traviata” andata in scena a Romano di Lombardia la sera del 9 luglio 2016 come evento conclusivo del Rubini Festival, però, ho fatto volentieri un’eccezione.
Mi interessava scoprire quale sarebbe stato l’approccio di un gruppo di giovani cantanti (tutti finalisti delle varie edizioni del Concorso Rubini) con un’opera così impegnativa.

Ho avuto modo di assistere alle prove e ho notato che sin da subito a questi ragazzi è stato richiesto dal direttore artistico Marzio Giossi – che teneva la masterclass nel corso della quale è stata preparata l’opera – la stessa serietà dei professionisti affermati. Sono altresì rimasto piacevolmente sorpreso nel trovare in questi interpreti anche la tranquillità tipica dei professionisti nell’affrontare un compito così spaventoso. Continua a leggere

Breve storia dell’Opera Moderna: “I Promessi Sposi” di Guardì

“Siamo povera genteeeeh…
non abbiamo fatto gnienteeeeh…
siamo povera genteeeeh…”

(più o meno in ogni momento nel corso dello spettacolo)

I Promessi Sposi 1

Il 29 aprile del 2010, facendo zappign, mi imbattei in Giorgio Albertazzi che leggeva un brano de “I Promessi Sposi” nel Duomo di Milano. Lì per lì la cosa non mi fece né caldo né freddo ma poi notai che c’erano anche Vittorio Matteucci e Christian Gravina che duettavano, così decisi di approfondire.
Si trattava dell’anteprima mondiale de “I Promessi Sposi”, opera moderna con libretto di Michele Guardì e musiche di Pippo Flora. Tre mesi dopo, il 18 giugno 2010, lo spettacolo debuttò a San Siro, il 1° settembre dello stesso anno il debutto venne trasmesso in prima serata e tre giorni dopo uscì in DVD dell’opera.

Spesso il recensore, nel tentativo di parlare sia degli aspetti positivi che di quelli negativi di un’opera, corre il rischio di essere ambiguo, di lasciare dei dubbi su quale sia realmente il proprio punto di vista. Per quanto riguarda questo spettacolo questo rischio non c’è: “I Promessi Sposi” di Guardì è un abominio agli occhi di Dio. Continua a leggere

Breve storia dell’Opera Moderna (intermezzo): David Zard

Ma non sa la poverina
che se l’opera va giù,
si dirà poi la mattina,
“L’impresario non c’è più.”

(“L’impresario in angustie” – 1786)

Zard 1 Prima di continuare con questa rassegna cronologica degli spettacoli usciti negli ultimi anni sotto la definizione di “opera moderna” vorrei fare un breve intermezzo che dia ai miei lettori un’idea di quale fosse l’aria che si respirava nell’ambiente teatrale di quegli anni. E vorrei farlo attraverso un personaggio indubbiamente importante per il teatro di quell’epoca: David Zard.
È una figura che per quanto riguarda il teatro musicale ha sia dei meriti che delle colpe. Premetto che io qui esaminerò principalmente queste ultime, in quanto, se escludiamo “Notre-Dame”, tutti gli spettacoli che ha prodotto in Italia sono andati male (chi dice il contrario mente sapendo di mentire). Continua a leggere

Cinema ed autori: “La famiglia Ricordi”

“Cherubini, Pergolesi, Spontini… ogni teatro che vorrà eseguire una di queste opere dovrà passare in cassa, a Casa Ricordi… e pagare!”

(Ricordi sintetico sulla sua attività di editore)

Recentemente ho avuto modo di vedere “Il giovane favoloso”, film basato sulla vita di Giacomo Leopardi. L’ho apprezzato moltissimo, senza riserve, come non mi capitava da tempo per un film italiano.
“Vabbè” direte voi “ma c’entra con questo sito? Leopardi mica era un musicista.”.
Ebbene, dovete sapere che non tutti condividono il mio entusiasmo per quel film. L’ho infatti sentito criticare questo film definendolo “didascalico”, “gossipparo” e “televisivo”. Non sono d’accordo, sinceramente, in quanto ho trovato che fosse girato molto bene, come un film, appunto, non come un programma televisivo.
A volte penso che certe critiche vengano rivolte ai film italiani a prescindere, senza capire neanche cosa significhino.
Per fare chiarezza sul significato di certi aggettivi, voglio portarvi l’esempio di uno sceneggiato che ho visto in questi giorni e che, purtroppo, meriterebbe davvero tutte queste definizioni. Si tratta de “La famiglia Ricordi”, di Mauro Bolognini. Continua a leggere

La lettura in versi. Il Furbone-Che-Non-Ci-Piace-L’Enjambement e alcune mie seghe mentali sull’Ulisse di Dante

Questo articolo non parla esattamente di musica. Tuttavia è una breve riflessione sulla recitazione in versi, cosa molto comune in musica (si pensi al teatro musicale ma non solo, dal momento che la musica si basa sul ritmo).

A proposito di ritmo, molti di voi ricorderanno che qualche tempo fa un celebre attention whore fece una sparata secondo cui il suo produttore Jovanotti avrebbe più ritmo di Beethoven. Non voglio tornare su quella questione. Fu una cazzata detta tanto per guadagnarsi qualche titolo di giornale. All’epoca, però, si fece un gran parlare di quanto grande fosse la cazzata e poche parole si spesero per spiegare perché quella fosse una cazzata.

Con quelle parole l’attention whore voleva dichiarare una presunta inferiorità delle forme classiche basata sul fatto che queste ultime sono monotone e non abbastanza flessibili, contrariamente a quelle moderne che sono invece vivaci e versatili.
E in effetti a prima vista questa affermazione potrebbe sembrare anche vera. La forza del ritmo sta nella sua varietà e una canzone come questa… Continua a leggere

Cinema ed Autori: “Verdi”

“Era la forza di quella musica che aveva trascinato il pubblico. L’Italia allora aveva bisogno di quella forza. Alla terra della bellezza, divenuta terra di schiavitù, questa schiavitù cominciava a pesare. Il pianto accorato e rassegnato di Bellini non poteva essere più la sua voce. La nuova voce di quei fermenti che in lei si agitavano era Verdi.”

 (Voce narrante)

Vita di Verdi 1

Mancano ormai pochi giorni alla fine di quest’anno verdiano.

Un bicentenario, di per sé, è un banale fatto numerico, ma è anche una scusa per fare un po’ di festa e per far conoscere al profano il personaggio che si festeggia. Continua a leggere

Prima alla Scala 2013 – Tcherniakov NON divide il pubblico

Traviata 2013 2

I fischiatori della prima alla Scala sono come i partecipanti a una manifestazione: migliaia secondo gli organizzatori, cinque o sei secondo la questura.

È per questo motivo che oggi il risultato della Traviata di ieri sera è stato raccontato in maniera piuttosto edulcorata. I giornali hanno parlato di una messa in scena che “ha diviso il pubblico”, di “tanti applausi e qualche fischio”, o di “qualche contestazione” da parte “dei soliti tradizionalisti”. In realtà il pubblico di ieri sera ha letteralmente sommerso di fischi e pernacchie la messa in scena di Dimitri Tcherniakov. Nessuna platea spaccata a metà; il 99,9% degli spettatori era ed è tuttora concorde sulla necessità di defenestrare il regista russo. Chiunque vi abbia raccontato qualcosa di diverso vi ha mentito. Continua a leggere