Archivio tag: Giulio Ricordi

I cantanti d’Opera sapevano recitare anche prima della Callas

Netrebko Chenier

Ieri la RAI ha trasmesso in diretta l’apertura della stagione lirica milanese. Durante l’intervallo i presentatori hanno scambiato due chiacchiere con alcuni ospiti nel foyer, i quali ovviamente sono stati prodighi di complimenti nei confronti dei cantanti. Ne hanno sottolineato in particolare le doti interpretative e una di loro (ignoro chi fosse, ma non ha alcuna importanza) ha detto una frase che mi ha colpito: “Una volta i cantanti dovevano solo saper cantare, dopo la Callas devono essere anche dei bravi attori!”.

Non è la prima volta che sento questa sciocchezza e vorrei spendere due parole per dimostrare perché di sciocchezza si tratta. Per farlo ho chiesto l’aiuto di Gianguido Mussomeli – altresì noto col nome d’arte di mozart2006 – giornalista, conferenziere e più in generale uno che di ‘ste cose ne sa a pacchi. Insieme abbiamo raccolto alcuni esempi di come la recitazione sia sempre stata un’arte importante per i cantanti d’Opera, ben prima dell’epoca moderna e ben prima dell’esordio dell’ottima Maria Callas.
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Breve storia dell’Opera Moderna (intermezzo): David Zard

Ma non sa la poverina
che se l’opera va giù,
si dirà poi la mattina,
“L’impresario non c’è più.”

(“L’impresario in angustie” – 1786)

Zard 1 Prima di continuare con questa rassegna cronologica degli spettacoli usciti negli ultimi anni sotto la definizione di “opera moderna” vorrei fare un breve intermezzo che dia ai miei lettori un’idea di quale fosse l’aria che si respirava nell’ambiente teatrale di quegli anni. E vorrei farlo attraverso un personaggio indubbiamente importante per il teatro di quell’epoca: David Zard.
È una figura che per quanto riguarda il teatro musicale ha sia dei meriti che delle colpe. Premetto che io qui esaminerò principalmente queste ultime, in quanto, se escludiamo “Notre-Dame”, tutti gli spettacoli che ha prodotto in Italia sono andati male (chi dice il contrario mente sapendo di mentire). Continua a leggere

Cinema ed autori: “La famiglia Ricordi”

“Cherubini, Pergolesi, Spontini… ogni teatro che vorrà eseguire una di queste opere dovrà passare in cassa, a Casa Ricordi… e pagare!”

(Ricordi sintetico sulla sua attività di editore)

Recentemente ho avuto modo di vedere “Il giovane favoloso”, film basato sulla vita di Giacomo Leopardi. L’ho apprezzato moltissimo, senza riserve, come non mi capitava da tempo per un film italiano.
“Vabbè” direte voi “ma c’entra con questo sito? Leopardi mica era un musicista.”.
Ebbene, dovete sapere che non tutti condividono il mio entusiasmo per quel film. L’ho infatti sentito criticare questo film definendolo “didascalico”, “gossipparo” e “televisivo”. Non sono d’accordo, sinceramente, in quanto ho trovato che fosse girato molto bene, come un film, appunto, non come un programma televisivo.
A volte penso che certe critiche vengano rivolte ai film italiani a prescindere, senza capire neanche cosa significhino.
Per fare chiarezza sul significato di certi aggettivi, voglio portarvi l’esempio di uno sceneggiato che ho visto in questi giorni e che, purtroppo, meriterebbe davvero tutte queste definizioni. Si tratta de “La famiglia Ricordi”, di Mauro Bolognini. Continua a leggere

Cinema ed Autori: “Puccini”, la fiction del 2009

“Perché scrivo, Elvira? Verdi è stato l’anima del Risorgimento, un mondo che è finito senza che ne sia nato uno nuovo. Chi la vuole ascoltare la mia musica?”

(Puccini in un momento di grande ottimismo)

Nel marzo del 2009, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dalla nascita di Giacomo Puccini (in realtà l’anniversario era stato l’anno prima, ma evidentemente le cose erano andate per le lunghe) mandò in onda una fiction sulla vita del compositore lucchese. Come potrete immaginare se conoscete il livello delle moderne fiction italiane, il risultato fu letteralmente raccapricciante. E in effetti pubblicare questa recensione subito dopo quella sullo sceneggiato di Bolchi significa fare un paragone impietoso, ma pazienza. Dopotutto, il recensore pietoso uccide lo spettatore. Continua a leggere

Cinema ed Autori: “Puccini”

“Voi siete certamente l’autore anche della commedia o del dramma che si rappresenta in casa vostra. Perché non potete fare uno dei vostri finali, e questo giù dal palcoscenico succede: che la storia continui e non diverta più nessuno, né commuova. Anzi, io scommetto che voi siete infelice. Non da piangere, che è un piacere molto sottile, come voi ben sapete, ma veramente infelice, e capace di rendere abbastanza infelici anche quelli che vi vogliono bene.”

(Sybil Seligman psicanalizza Puccini)

 

Alberto Lionello nei panni di Puccini

Alberto Lionello nei panni di Puccini

Oggi voglio raccontarvi una bella favola.
Questa favola si svolge in un tempo lontano, prima della De Filippi, delle serie TV americane sulla gente che vive al di sopra delle proprie possibilità e dei programmi doppiati male su DMax e RealTime. All’epoca, guardare la televisione era considerata un’attività un po’ da nerd (ma tanto all’epoca questa parola non esisteva), magari un passatempo frivolo, ma non una cosa di cui vergognarsi, poiché i programmi, che pure erano talvolta infantili e un po’ sciocchi, non precipitavano mai nel baratro del cattivo gusto e, talvolta, raggiungevano anche livelli molto alti.
Una delle cose che rendeva così bella quell’epoca d’oro dimenticata erano gli sceneggiati. Vale a dire, filmoni a puntate lunghi ore e ore sui grandi classici della letteratura e le vite dei grandi uomini del passato, recitati da attoroni di stirpe e ammirati da un pubblico che veniva così alfabetizzato senza neanche rendersene conto.
E uno dei più grandi autori di sceneggiati televisivi era Sandro Bolchi, padre di capolavori quali I Miserabili (forse la cosa più bella trasmessa in TV in quegli anni), I promessi sposi, I fratelli Karamazov e Il mulino del Po. Tra questi capolavori, ce n’è anche uno che racconta, in cinque puntate, la vita di un grande compositore: Puccini. Continua a leggere