Archivio tag: Gaetano Donizetti

Duecento anni fa moriva Giovanni Paisiello, celebriamolo guardandoci una sua opera

Nina
Grazie al cielo, non sono uno di quei melomani che quando sentono nominare un’opera sono capaci di parlarne per due ore buone e magari di citare una decina di incisioni imperdibili. Ci sono un sacco di opere di cui non so una beata mazza e compositori che conosco pochissimo.

Di Giovanni Paisiello, ad esempio, conosco solo “Il barbiere di Siviglia” e “La serva padrona”. Per questo motivo ho deciso di ricordarlo oggi, nel giorno del duecentesimo anniversario dalla sua scomparsa, guardando una delle tante sue opere a me sconosciute. La mia scelta è ricaduta su “Nina, o sia la pazza per amore”. Me la sono guardata nella maniera più edonistica possibile: mangiando dolci, bevendo caffè e senza andare in cerca – prima di vederla – di alcuna informazione a riguardo. Continua a leggere

Donizetti Revolution – bilancio finale

Si è chiusa di recente la stagione lirica 2015 del Teatro Donizetti.
Avevo scritto le mie prime impressioni in un articolo pubblicato subito dopo l’inizio della stagione, apertasi con la nuova opera “Donizetti Alive” sulla vita di Donizetti.
Oggi suppongo che sia il caso di tirare le somme.

Donizetti chiusura 1

Non solo selfie

Per chi non avesse voglia di leggerselo, il senso dell’articolo che ho linkato qua sopra è: puoi farti tutti i selfie che vuoi, atteggiarti a giovane d’oggi™ facendo uso di una grafica più vetusta di quella di un volantino di “Lotta comunista” e di un linguaggio che a stento sarebbe sembrato originale a Paperetta Yé Yé, organizzare aperitivi e apericena come se non ci fosse un domani ma la cosa importante quando si tratta di dirigere un teatro è… il teatro. Continua a leggere

Donizetti Revolution? Parliamone…

Donizetti Revolution

Ieri sera all’interno della “Domus Magna” di Bergamo è andata in scena “Donizetti Alive”, nuova opera commissionata per i 750 anni della fondazione MIA con libretto di Julio Carcìa-Clavijo, Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi e musica di Pasquale Corrado.
Si trattava fondamentalmente di una sorta di via crucis nella quale lo spettatore veniva guidato da attori dai costumi più o meno sfarzosi in varie stanze, e in ognuna di esse veniva rappresentata una scena diversa. In una si brinda al giovane Donizetti, in un’altra la moglie del compositore si dimena su un letto interpretando le donne protagoniste delle opere del marito, in una terza Donizetti scopre di avere la sifilide, in una c’è un rumorista che rumoreggia tra due pianoforti impacchettati avvolto in una nuvola di fumo e via discorrendo. Il tutto tra citazioni donizettiane riprese (citando il compositore) “a volte in maniera fedele, altre distorta, creando perturbazioni” in quanto “il confronto produce corti circuiti musicali, tra l’aspettativa del testo noto e il disorientamento per la situazione anomala”. Continua a leggere

Finale del secondo concorso di canto lirico Giovan Battista Rubini

II Concorso Rubini

I partecipanti al concorso. Immagine tratta da qui.

È stata sabato 2 maggio la finale del secondo Concorso di Canto Lirico Internazionale Giovan Battista Rubini. Nell’auditorio dell’ISS Giovan Battista Rubini (omonimo del concorso e di quasi tutto ciò che si trova a Romano di Lombardia) hanno gareggiato quattordici finalisti, presi da una rosa di novanta partecipanti. Continua a leggere

Parte il 30 aprile il secondo concorso internazionale di canto lirico “Giovan Battista Rubini”

Rubini1

L’anno scorso la città di Romano di Lombardia ha indetto un concorso internazionale di canto lirico intitolato al suo cittadino più illustre: il tenore Giovan Battista Rubini.
La prima edizione è stata un successo, considerato il numero considerevole di 140 iscritti, pari a quello di altri concorsi canori molto più antichi.

La seconda edizione partirà il 30 aprile e si concluderà il 2 maggio con una finale aperta al pubblico, che si svolgerà presso l’Istituto Superiore Statale G. B. Rubini di Romano di Lombardia. Continua a leggere

Cinema ed autori: “La famiglia Ricordi”

“Cherubini, Pergolesi, Spontini… ogni teatro che vorrà eseguire una di queste opere dovrà passare in cassa, a Casa Ricordi… e pagare!”

(Ricordi sintetico sulla sua attività di editore)

Recentemente ho avuto modo di vedere “Il giovane favoloso”, film basato sulla vita di Giacomo Leopardi. L’ho apprezzato moltissimo, senza riserve, come non mi capitava da tempo per un film italiano.
“Vabbè” direte voi “ma c’entra con questo sito? Leopardi mica era un musicista.”.
Ebbene, dovete sapere che non tutti condividono il mio entusiasmo per quel film. L’ho infatti sentito criticare questo film definendolo “didascalico”, “gossipparo” e “televisivo”. Non sono d’accordo, sinceramente, in quanto ho trovato che fosse girato molto bene, come un film, appunto, non come un programma televisivo.
A volte penso che certe critiche vengano rivolte ai film italiani a prescindere, senza capire neanche cosa significhino.
Per fare chiarezza sul significato di certi aggettivi, voglio portarvi l’esempio di uno sceneggiato che ho visto in questi giorni e che, purtroppo, meriterebbe davvero tutte queste definizioni. Si tratta de “La famiglia Ricordi”, di Mauro Bolognini. Continua a leggere

Cinema ed autori : “Casta Diva”

“Il successo? Sì, il primo… poi si appartiene agli altri, a chi ti ha applaudito, al pubblico, ai critici, agli impresari… non si è più padroni della propria vita. No, Maddalena, per vivere con te io non voglio essere schiavo. Io non perderò nulla perché non lascio nulla. Nulla che valga una vita con te, amore mio.”

(Bellini dichiara il suo amore a Maddalena)

Parliamo di un film che compie quest’anno cinquant’anni.
È un film del 1954 di Carmine Gallone dal titolo “Casta Diva”. Il compositore di cui viene raccontata la storia è, come potete intuire, Vincenzo Bellini.

Casta diva

Il film racconta la passione di Bellini per la giovane Maddalena Fumaroli, ricca figlia di un magistrato, conosciuta appena uscito dal conservatorio di Napoli. I due si innamorano a prima vista e si amano con trasporto, tanto che Bellini compone per lei la celebre aria “Casta Diva”, dandole inizialmente il titolo titolo “Casti numi” (Casti numi che incantate,/occhi casti che nel core/il mio pianto ognor placate,/rispondete a tanto amore.). Molto apprezzabile la scena in cui pensando agli occhi della sua bella, il giovane compositore disegna su un foglio due ovali, che prendono poi la forma di due note (due la sopra il rigo).
Appena Maddalena si rende conto del fatto che il suo amore per lei potrebbe essere deleterio per la carriera del musicista, però decide di rinunciare a lui. Non comprendendo il gesto d’amore della ragazza, e credendo che ella non lo ami più, Bellini parte per Milano insieme alla cantante Giuditta Pasta, di cui diventa l’amante. Da questo momento l’unica sua preoccupazione sarà raggiungere il successo come compositore, così da sbatterlo in faccia alla donna che l’ha rifiutato.
Il film prosegue col racconto della fortuna del compositore: i suoi successi, le conquiste amorose, il rapporto di odio-amore con Gaetano Donizetti… fino alla rappresentazione della “Norma”. Si tratta dell’opera destinata a diventare la più celebre del compositore catanese. Il pubblico, però, non la apprezza. Manca un pezzo che spacchi, un’aria che spicchi in mezzo a tutto il resto dell’opera e che si imponga all’attenzione del pubblico! Un pezzo de grido, insomma!
È a questo punto che, che ci crediate o no, Maddalena viene in soccorso del compositore, portando alla sua amante lo spartito dell’aria che egli aveva scritto per lei tanti anni prima. Grazie a questa aggiunta formidabile la seconda versione della “Norma” è un trionfo.
Maddalena, purtroppo, muore di crepacuore subito dopo, ma non prima di aver rivelato tutta la verità al suo amato.

La trama di “Casta Diva” poggia su un fondo di verità ma contiene numerose inesattezze storiche dovute perlopiù a esigenze cinematografiche.
Tanto per cominciare, Bellini amò davvero una donna di nome Maddalena Fumaroli in gioventù. E, per quanto possa sembrare incredibile, si trattò davvero di un amore puro e appassionato come quello descritto del film. Fu però il compositore (che come è noto non era affatto portato per la vita matrimoniale) ad abbandonare la ragazza per inseguire la carriera musicale. E il distacco fu certamente molto più traumatico per lei, che morì effettivamente di crepacuore dopo la sua partenza.
Anche la storia del flop della “Norma” il giorno della prima rappresentazione è vera. Quello che non è vero è che l’insuccesso di quest’opera fosse dovuto all’assenza di “Casta Diva” dalla partitura (del resto sarebbe ridicolo legare il successo di un’intera opera a una sola aria).

Il vero punto di forza di questo film risiede nel modo in cui vengono delineate le figure di contorno, dai grandi personaggi storici incontrati dal compositore, come Mercadante, Paganini o Donizetti, ad altri meno noti. Persino il personaggio del padre di Maddalena viene raccontato in maniera tutt’altro che sbrigativa, prendendosi il tempo per descrivere la sua indifferenza nei confronti del mondo della musica (Fumaroli in effetti non aveva una grande stima per quest’arte, tanto che quando Bellini gli chiese la mano di sua figlia rifiutò affermando che “sua figlia non avrebbe mai sposato un suonatore di clavicembalo”).
È una qualità da tenere presente perché in un film di oggi è raro vedere tutta questa attenzione per un cast di contorno. In un film di oggi, generalmente, l’unica star del film è il personaggio principale. Il che è un peccato soprattutto quando si tratta di film biografici, che danno a chi li guarda l’impressione che l’unico personaggio interessante della storia personale del protagonista fosse il protagonista stesso, cosa alquanto improbabile. Basti pensare anche a “Farinelli”, recente recensito su questa rubrica, un buon film in cui, però, al di là dei tre personaggi principali non c’era traccia di alcuna caratterizzazione.
Il cinema dell’epoca, però, e soprattutto il cinema italiano, era fatto di grandi caratteristi e si prestava molta attenzione anche a questi personaggi secondari, tanto da dar loro il volto di grandi professionisti come Marina Berti o Jean Richard e la voce di grandi doppiatori come Lydia Simoneschi o Carlo Romano.
Interessante notare, inoltre, come il desiderio di raccontare fedelmente questi personaggi non li renda affatto piatte creature da documentario ma lasci perfettamente intatta la loro funzione narrativa. Per fare un esempio una delle grandi intuizioni del film è quella di assegnare dell’amico di Bellini Fiorillo (probabilmente ricalcato sulla figura del compositore e musicologo Francesco Florimo) il ruolo, tipico dei film romantici, dell’amico goffo ma di buon cuore a cui sono affidati tutti i momenti comici della pellicola.

Devo però concludere dicendo che questo film vi piacerà soltanto se sapete apprezzare il cinema di quegli anni. In caso contrario potreste trovarlo molto lezioso e a tratti banale.