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Sul concetto di “raccomandazione”

Raccomandazione

PHILIP*: Tu eri un umile ma stimato professore di economia a Princenton.
ROGER**: Sì! Gli studenti sedevano ai miei piedi e godevano della mia saggezza.
PHILIP: Il Socrate delle matricole!
ROGER: Poi lei mi ha sventolato cinquantamila dollari all’anno sotto il naso e a mia perpetua vergogna ho accettato! E, non contento di questo, ogni anno lei continua a umiliarmi aumentandomi lo stipendio!
PHILIP: Certo, è imperdonabile. È come versare del sale su una ferita.
ROGER: E a Natale mi ha fatto diventare azionista della compagnia. Ma perché vuole annientarmi?
PHILIP: È la mia naturale perversità, credo.

*Miliardario e playboy, interpretato da Cary Grant
**Suo dipendente e portaborse, interpretato da Gig Young

(“Il visone sulla pelle”, 1962)

In questi giorni si sta facendo un gran parlare del mondo dello spettacolo e del marcio in esso contenuto. Attrici raccomandate, produttori approfittatori, aiuto registi ruffiani e chi più ne ha più ne metta. Come al solito, c’è chi fa di tutta l’erba un fascio arrivando a dire che non c’è un solo artista che per poter lavorare non abbia fatto un favore a qualcuno. Ho deciso di cogliere l’occasione per trattare un argomento che credo stia a cuore un po’ a tutti, ovvero la raccomandazione. Continua a leggere

Breve storia dell’Opera Moderna (intermezzo): David Zard

Ma non sa la poverina
che se l’opera va giù,
si dirà poi la mattina,
“L’impresario non c’è più.”

(“L’impresario in angustie” – 1786)

Zard 1 Prima di continuare con questa rassegna cronologica degli spettacoli usciti negli ultimi anni sotto la definizione di “opera moderna” vorrei fare un breve intermezzo che dia ai miei lettori un’idea di quale fosse l’aria che si respirava nell’ambiente teatrale di quegli anni. E vorrei farlo attraverso un personaggio indubbiamente importante per il teatro di quell’epoca: David Zard.
È una figura che per quanto riguarda il teatro musicale ha sia dei meriti che delle colpe. Premetto che io qui esaminerò principalmente queste ultime, in quanto, se escludiamo “Notre-Dame”, tutti gli spettacoli che ha prodotto in Italia sono andati male (chi dice il contrario mente sapendo di mentire). Continua a leggere