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Sui fatti di Perinaldo

In: News Musicali

20 Jul 2017

Il vescovo di Ventimiglia Sanremo Antonio Suetta, che fino all’altroieri era considerato un eroe da metà del Paese per essersi schierato qualche mese fa a favore dei richiedenti asilo, si è trasformato un orco divoratore di bambini dopo aver negato il permesso di eseguire alcuni brani di G. F. Handel durante un concerto che si terrà il 6 agosto nella chiesa di San Nicolò a Perinaldo (IM). Le pagine musicali in questione sono una suite della “Water Music”, un’altra tratta dalla “Music for the royal fireworks” e l’aria “Lascia ch’io pianga”. In risposta alle polemiche che ne sono seguite, il prelato ha dichiarato:

C’è una norma secondo cui in chiesa deve essere eseguita solo musica sacra. Quello che è avvenuto in questo caso non è altro che la prassi. Chi chiede l’autorizzazione del concerto in chiesa invia un programma che viene analizzato. I brani che non rispecchiano la tradizione ecclesiastica non vengono autorizzati”.

In effetti, il Diritto Canonico (articolo 1210) permette che vengano svolte in chiesa solo quelle attività che hanno a che fare con la religione. Al tempo stesso, però, permette all’Ordinario del luogo una certa flessibilità, consentendogli di dare l’assenso per attività di altro genere, ovviamente nel rispetto del luogo sacro. Ecco perché vi sarà capitato di sentire eseguire in chiesa i brani più assurdi, dalle canzoni dei “Ricchi e poveri” all’inno della Champion’s League. Performance buffissime e originalissime (MA ANCHE NO) che però nulla hanno a che vedere con la religione.
Io personalmente, se fossi stato al posto di questo vescovo, non sarei stato così fiscale. Tuttavia credo sia sbagliato da parte dei miei colleghi indicarlo come un nemico della musica e della cultura. È vero, a causa sua non verranno eseguiti dei brani ficherrimi, cosa che indubbiamente danneggerà un po’ tutti, ma il problema non sono i preti che non vogliono far eseguire musica profana nelle chiese, il problema sono i sindaci e gli assessori alla cultura che non si fanno in quattro perché venga eseguita nei luoghi pubblici di loro competenza.
Con questo non voglio dire che sia sbagliato eseguire nei concerti in chiesa musica profana. Evviva il mecenatismo dei preti anche al di là della sfera religiosa, solo non credo sia un loro dovere. È un dovere di quelle attività laiche che in Italia esistono solo quando vogliono loro.

Qui è come se avessimo un bar, una libreria e un tizio che vuole prendersi un caffè ogni mattina prima di andare a lavoro. Siccome il bar è sempre chiuso, il proprietario della libreria invita il tizio a salire a casa sua e gli offre il caffè in cambio di un euro (forse nella speranza che con l’occasione il tizio decida di comprare un libro). Un giorno, per un motivo qualsiasi, il proprietario della libreria decide di non vendere il caffè al tizio, il quale si incazza e gli dà del maleducato, aggiungendo (a mo’ di sfregio) che leggere è un’occupazione da sfigati. In tutto questo, nessuno si chiede perché il bar sia sempre chiuso e in quale misura sia stato corretto permettere alla libreria di farne le veci.

In effetti sono stato molto sorpreso nel vedere lamentarsi di questa cosa persone che in altre occasioni si erano (giustamente) lamentate perché la Chiesa aveva ficcato il naso in affari che non la riguardavano, per esempio imponendo i propri simboli in luoghi pubblici. E ora si lamentano per un prete che ha deciso di fare il prete?

Perinaldo

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