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Quello che non ho mai capito dei talent

In: Musica e Società

12 Oct 2016

Danilo D'Ambrosio

Per chi non lo sapesse, il tizio nella foto si chiama Danilo D’Ambrosio, e di recente ha accusato gli autori di “X-Factor” di aver falsato il risultato di una sua performance con un montaggio truffaldino.

Vorrei cogliere l’occasione per dire che ci sono un paio di cose che non ho mai capito dei talent-show. Per esempio… a che scopo metter su un talent-show?
Mi spiego… programmi che danno spazio a giovani esordienti sono sempre esistiti (per fortuna!). Anche l’idea di mostrare i provini dei cantanti non è nuovissima; lo fece la RAI ai tempi del bianco e nero col programma “Il suo nome per favore”. Insomma, se uno vuole fare un programma di cantanti nuovi e canzoni nuove… buon pro gli faccia! E se vuole anche scambiare due chiacchiere con qualcuno di loro… nulla in contrario! Quello che non capisco è a cosa serva imbastirci intorno un reality.


Una volta, per esempio, vidi un talent-show in cui venivano mostrate le reazioni dei parenti del concorrente in gara: mamme che si commuovevano, fratelli che esultavano, cugini che si indignavano… roba del genere. In tutta sincerità, che me ne frega di tutta ‘sta roba? Potrebbe forse (e sottolineo “forse”) interessarmi se stessimo parlando di persone che conosco personalmente o di artisti celeberrimi (della serie “scopriamo l’uomo dietro l’artista”). Se la mamma di Pasquale Esposito si mette a piangere perché il figlio ha superato la selezione di un talent, invece, che me ne frega? Tantopiù che di esami e provini ne ho fatti/visti fare una marea e non mi pare che la gente sia troppo interessata a queste cose, quando le vede dal vivo. La mamma di un tizio che ha fatto un provino che si commuove o suo fratello che si indigna perché l’hanno scartato sono cose che quando va bene strappano ai presenti un sorriso di circostanza e quando va male vengono sopportate con fastidio, ma se appaiono in TV vengono seguite con attenzione libidinosa. Un esempio di come una cosa diventi importantissima solo quando a raccontarla è il piccolo schermo.

Ma questi sono discorsi vecchi, affrontati mille volte da gente molto più competente di me. Tornando al talent-show in sé, un’altra cosa che non ho mai capito è che senso abbia affidare ogni cantante in gara a un giudice che dovrebbe fargli da “mentore” o roba del genere. A parte il fatto che nel 99,9% dei casi i mentori in questione ne sanno molto meno delle persone che dovrebbero guidare (ma a quello si può ovviare mettendo in giuria gente competente), qual è lo scopo? Se un ragazzo di vent’anni arriva a esibirsi in prima serata su una rete nazionale, che gliene frega se Simona Ventura gli dice che la sua esibizione non gli è piaciuta? Lui ha comunque raggiunto, se non l’obiettivo più alto che possa raggiungere un cantante, un obiettivo molto alto. No, davvero… dopo che Pasquale Esposito ha cantato una volta sola davanti a milioni di telespettatori, ha già cantato davanti a milioni di telespettatori una volta di più di Simona Ventura. A che gli serve il suo giudizio a quel punto? Nel momento in cui si manda in onda un provino, di fatto, si sta già facendo spettacolo e di conseguenza si stanno già riconoscendo al cantante che è lì per “sfondare” delle capacità. Allora la gara a che serve? Una gara può avere senso finché è un pretesto per una rassegna musicale, o un modo per renderla più pepata; dedicarle tutta questa attenzione mi sembra fuori luogo.

Assurdo, poi, il fatto che sia il cantante ad andarsi a proporre per essere “scoperto” da una casa discografica. È la casa discografica che dovrebbe darsi da fare per scoprire i talenti che la faranno guadagnare.
Di conseguenza è anche abbastanza ovvio che un programma come “X-Factor” sia truccato. Da un certo punto di vista è anche giusto così. Perché la Sony-Music dovrebbe far decidere al televoto e ai quattro giudici su chi deve investire i PROPRI soldi?

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