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Qualche lamentela sulle canzoni di “Oceania”

In: Pop|Recensioni Album

23 Jan 2017

Canzoni Oceania

Di recente sono stato a vedere “Oceania”, l’ultima fatica della Walt Disney Pictures. Lo so, è un po’ tardi per parlarne ma abito in provincia e il cinema di qui a volte proietta i film anche dopo un mese dall’uscita.

Che dire? Film gradevole, con un co-protagonista potenzialmente interessante ma secondo me non approfondito a pieno. In definitiva, niente di memorabile. Come mi ha detto una persona con cui ho parlato del film dopo averlo visto, “i film belli della Disney sono quelli vecchi”.

E, prima che vi venga in mente di darle della nostalgia-fag, sappiate che stiamo parlando di una bambina di dieci anni.

Tra le cose che rendevano più belli i film Disney degli anni d’oro c’erano senza dubbio le canzoni, scritte avendo un occhio di riguardo per il teatro musicale. Gli autori di quei brani sapevano benissimo come gestire una transizione, un reprise, un duetto e quant’altro. Si pensi al modo in cui ne “La sirenetta” il tema di “Parte del tuo mondo” viene dapprima accennato delicatamente quando Ariel salva il principe per poi essere suonato da tutta l’orchestra, dopo un momento di quiete ma non privo di tensione narrativa, mentre lui si allontana e lei lo osserva in lontananza. È un effetto che il compositore e il paroliere non possono ottenere se non lavorando a braccetto con lo sceneggiatore.
Le canzoni di “Oceania”, invece, sono state messe tra una scena e l’altra solo per strizzare l’occhio alla tradizione dysneiana. Si potrebbero tranquillamente tagliare e il film non ne verrebbe minimamente scalfito.
Già in passato la casa di Topolino aveva messo da parte lo stile da musical classico. Come nel caso di “Tarzan”, in cui le canzoni vengono cantate da una voce fuori campo estranea alla vicenda. Si trattava, però, di scelte consapevoli e ragionate.

In più, noialtri paesi non anglofoni dobbiamo fare i conti anche con un altro problema: le traduzioni delle canzoni decisamente non sono all’altezza di quelle dei film Disney di una volta.

A tal proposito vorrei riportare un estratto di un articolo tratto da un blog di cui ho già parlato in passato su queste stesse pagine: “Doppiaggi Italioti”.

Quando, nel sentire le frasi di un film doppiato, risulta facile immaginarsi la battuta originale in inglese allora potete stare sicuri che chi si è occupato dell’adattamento si è limitato a tradurre i dialoghi piuttosto che ad adattarli per il pubblico italiano.

Difatti, sfido chiunque non abbia mai visto Guerre Stellari (1977) in lingua originale ad ascoltare questa frase doppiata:

“È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore.“

…ed indovinare quale fosse la battuta originale! Quali parole tradurranno “goffa”, “erratica” o persino “spada laser”? Laser sword? Erratic?”

Per la cronaca, la frase originale era: “Your father’s lightsaber. This is the weapon of a Jedi Knight. Not as clumsy or random as a blaster.“

Vale la stessa cosa per gli adattamenti delle canzoni. Chi potrebbe indovinare, senza aver visto “Mary Poppins” in lingua originale, a cosa corrispondano versi come “io vivo proprio come un re” o “basta un poco di zucchero e la pillola va giù”?
“How plesant is the life I lead” o “a spoonful of sugar helps the medicine go down” non sono certo traduzioni letterali.

Mentre scorrevano i titoli di coda di “Oceania”, accompagnati dalla versione originale di una delle canzoni, ho sentito queste parole:

“I wish I could be the perfect daughter
but I come back to the water, no metter how hard I try”

Dove le avevo già sentite? Ah, giusto…

“In me c’è una figlia premurosa
ma vorrei più di ogni cosa avere la libertà”

Notare come la versione originale sia molto più limpida ed espressiva. Dice semplicemente quello che deve dire senza bisogno di ricorrere a strane acrobazie per rispettare le rime e il significato letterale della canzone.
Mentre a una ragazza americana potrebbe capitare di dire la frase “I wish I could be the perfect daughter”, una ragazza italiana non direbbe mai “In me c’è una figlia premurosa”, che difatti è un’affermazione innaturale.
Finché parliamo di un solo distico il problema non sembra così grave ma immaginatevi dieci canzoni tutte tradotte così per intero. Il risultato è che non si riesce a seguirle, a coglierne immediatamente il significato. Difatti si può dire che queste canzoni in italiano un significato non ce l’abbiano proprio; chi le ha tradotte non ha rispettato il senso dell’originale ma solo quello delle singole parole.

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