Pochi mezzi, tante idee: “Un PIANO per il Volta”

Cari lettori, da qualche tempo noi di OnlineMusicClass vi stiamo trascurando. Avrete pensato che ci fossimo impigriti, ma non è così. In questo lasso di tempo abbiamo programmato l’apertura di due nuove rubriche.
La prima, che inauguriamo con questo articolo, è dedicata alle piccole iniziative musicali, quelle povere di mezzi ma portate avanti con entusiasmo. Ce ne sono moltissime in giro, ma quali sono quelle davvero valide? Il nostro sito le cerca per voi in giro per l’Italia e, quando trova qualcosa di buono, ve lo segnala.

Oggi parliamo dell’iniziativa di un liceo milanese, il Liceo Scientifico Alessandro Volta, che propone una vera e propria stagione musicale, dal titolo “Un PIANO per il Volta”, con artisti di tutto rispetto… ma non spingiamoci oltre: altri dettagli li trovate nell’intervista qui sotto.
Abbiamo infatti intervistato, a proposito dell’iniziativa, il prof. Marco Francioni, direttore artistico del progetto. Ecco che cosa ci siamo detti…

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Come è nata questa iniziativa?

Il Liceo Volta è un Liceo Scientifico, ma da almeno 20 anni ha attività musicali facoltative (coro, ensemble strumentale) che si svolgono al pomeriggio. I ragazzi che le frequentano fanno due saggi all’anno, per i quali si era sempre dovuto noleggiare un pianoforte a mezza coda, per una spesa di 6-700 € all’anno. Già da qualche anno si parlava della opportunità di comprare un pianoforte. Ma i pianoforti non cadono dal cielo (come nella pubblicità con George Clooney), perciò mi sono preso l’impegno di trovarlo. Sono un pianista dilettante; mi sono documentato leggendo libri e facendo lunghe ricerche su internet. Alla fine ho capito che tipo di strumento poteva fare al caso nostro. Il Consiglio di Istituto mi ha posto un limite di spesa di 8000 €. Dopo altre ricerche, ho trovato il nostro Kawai KG3 mezza coda, per una cifra leggermente inferiore. La rassegna concertistica è nata per raccogliere fondi per ammortizzarne in parte la spesa, ma anche come progetto culturale in sé (è questo l’altro significato di Un PIANO per il Volta: “un piano”=”un progetto”). Come tutti sappiamo, a differenza di quanto avviene nella maggior parte dei paesi civilizzati, nel sistema scolastico italiano l’insegnamento della musica non è previsto. Fare concerti in una scuola rappresenta un modo per colmare in parte questa lacuna.

Grazie a quali fondi è stata possibile?

La rassegna non usufruisce di alcun finanziamento, a parte un piccolo “sponsor”: una ditta che ci fornisce i materiali per stampare poster e programmi di sala. Ho avuto dei contatti con il consiglio di Zona e ho scritto al Sindaco (che mi ha risposto), ma finora senza alcun esito tangibile. Non riceviamo finanziamenti nemmeno da parte del Liceo. Come ho detto, nella stagione 2012-13 i fondi li dovevamo raccogliere. La rassegna 2013-14 si pone invece come obiettivo il pareggio di bilancio: tutte le spese (compenso dei musicisti, diritti SIAE, ore di straordinario dei custodi) devono essere coperte dagli incassi delle serate. Finora ci stiamo riuscendo, però che non so quanto potremo andare avanti così. Speriamo che sempre più persone, dentro e fuori la scuola, percepiscano l’importanza e le potenzialità di questo progetto. Avremmo bisogno di altre persone che ci lavorino, e qualche finanziamento di certo non guasterebbe. Avremmo anche bisogno di una maggiore visibilità sulla stampa. Per questo ti ringrazio per questa intervista.

Un’iniziativa “piccola” può garantire la stessa qualità di una iniziativa ad alto budget? Come?

Il nostro budget è sicuramente basso: i costi della rassegna di quest’anno si aggirano intorno ai 4500 €. Quanto alla qualità, ho la presunzione di dire che è alta: penso che la nostra rassegna non sfiguri rispetto a quelle di altre istituzioni più blasonate. Non sto facendo paragoni con La Scala o la Verdi, naturalmente; però tra i musicisti che ho ingaggiato c’è gente che ha suonato anche nelle rassegne della Società Umanitaria, alla Salumeria della Musica, al Blue Note, all’Auditorium… Del resto sono tutti musicisti professionisti, laureati al Conservatorio, vincitori di concorsi nazionali e internazionali e con esperienza di concerti in Italia e all’estero. Questo però forse non basterebbe, considerando che a Milano l’offerta di musica è abbondante. Il nostro valore aggiunto è l’aspetto didattico: tutti i concerti prevedono spiegazioni dei brani eseguiti. A volte queste sono affidate agli stessi musicisti, ma se i musicisti non se la sentono di parlare (capita) sono io stesso ad introdurre i concerti. Non sono un musicologo, ma sono un musicofilo, e soprattutto sono un insegnante: sono in grado di fare ricerca, preparare una presentazione e porgere quello che so. Ma in ultima analisi, la qualità dell’offerta sono gli ascoltatori a doverla giudicare. Ai concerti distribuiamo un questionario di gradimento: i commenti sono quasi sempre entusiastici, sia per quanto riguarda le proposte musicali, sia per quanto riguarda l’esecuzione e i musicisti. In genere, chi viene a un concerto poi ritorna.

Crede che le iniziative a basso bugdet siano in qualche modo più vicine al pubblico?

Non necessariamente, ma spesso lo sono perché si compensa la scarsità di fondi con le idee, l’entusiasmo e l’impegno. Io e i miei collaboratori (tre docenti, un gruppo di studenti, alcuni ex studenti) amiamo la scuola e la musica, e ci impegniamo molto. Ma se alla fine della rassegna non rimarrà niente in cassa (come è possibile), non percepiremo nemmeno un rimborso spese. Non lo facciamo per i soldi, ma abbiamo molta passione, ed è per questo che possiamo riuscire a fare bene. È un po’ come la cucina fatta in casa: a volte è più buona di quella di molti ristoranti, se è fatta con amore.

Certe iniziative prevedono spesso l’impiego di artisti relativamente giovani. Si parla spesso di “aiutare i giovani”, ma questo cosa comporta e in che modo è possibile?

I giovani musicisti in Italia oggi hanno problemi simili a quelli di tutti i giovani che vogliono lavorare: c’è molta competizione, poco lavoro e quasi tutto precario. Ma i musicisti sono anche persone speciali, perché hanno un talento non comune e devono sottoporsi giornalmente ad una disciplina di studio di parecchie ore. Meriterebbero rispetto e ammirazione; invece devono considerarsi fortunati se gli si dà la possibilità di esibirsi gratis. Purtroppo molti pensano che quello del musicista non sia un lavoro. Io stesso ho imparato a rispettare di più i musicisti: quelli che avevo ingaggiato per i primi concerti erano persone che conoscevo – in alcuni casi ex allievi del Liceo, anche diplomati al Conservatorio – e alle quali avevo chiesto di esibirsi gratis. Ma per quanto avessero accettato, fin dal primo concerto ho sentito che era giusto pagarli, anche a costo di raccogliere meno fondi di quanto previsto. Naturalmente noi non possiamo pagare molto: con i biglietti a 8 e 4 € e una sala da 160 posti, gli incassi sono modesti. Proponiamo da 100 a 400 €, a seconda dell’organico, e per quanto io mi vergogni un po’ a proporre cifre come queste a dei professionisti, vedo che loro le accettano con gratitudine. Non potendo pagarli molto, cerchiamo di trattarli nel migliore dei modi, ad esempio offrendo loro un intero servizio fotografico e la registrazione audio e video dei concerti. Credo che la voce si stia spargendo, perché ricevo proposte di concerti da parte di musicisti che non conosco: mi scrivono, mi telefonano, a volte mi fermano anche per strada. Ovviamente la cosa mi lusinga, ma mi fa anche pensare che la vita del musicista in Italia oggi deve essere molto, molto difficile, se oltre a studiare e a suonare devono anche procacciarsi costantemente il lavoro. Di lavoro ne hanno poco perché il nostro paese ha una scarsa cultura musicale, e tutto fa credere che ne avrà ancora meno in futuro. Ritorniamo al problema della assenza della musica nelle scuole, di cui parlavo prima. Se i ragazzi non vengono educati all’ascolto, perché dovrebbero frequentare le sale da concerto? Per chi dovrebbero suonare i musicisti formati al conservatorio? Per rispondere alla tua domanda: i giovani musicisti li si aiuta non solo facendoli suonare, ma anche pagandoli per la loro prestazione e creando le condizioni perché la gente venga a sentire i concerti. Sembrano cose ovvie, ma non lo sono, almeno non nell’Italia di oggi.

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Se avete trovato interessante tutto questo e volete seguire l’iniziativa, sappiate che il prossimo concerto sarà Sabato 22 Febbraio alle 18.30. Un duo pianoforte (Firmina Adorno)-violoncello (Maria Calvo) suonerà brani di Beethoven, Schumann e Fauré. Se poi voleste essere informati riguardo agli appuntamenti della rassegna, potete scrivere a: [email protected].

Il nostro lavoro di segnalazione è finito. Anzi, no. Pubblichiamo, di seguito, anche il calendario della rassegna di quest’anno (cliccate sulle immagini per ingrandirle).

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