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Oggi parliamo di “Vox Vitae”, un’associazione relativamente giovane (è nata nel 2012) con sede a Porretta Terme (BO) che si occupa di riscoprire e divulgare pagine poco note della musica italiana, “dalle origini medievali al barocco del XVIII secolo”.

Ho intervistato per voi il presidente Giacomo Contro e il regista Lorenzo Giossi, che ha curato svariate loro produzioni tra cui l’oratorio “La caduta degli angeli” di Francesco Rossi, andato in scena il 4 settembre a Porretta Terme.
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Io no. Forse dovrei vergognarmi ad ammetterlo ma… esistono così tante cose che uno che fa il mio mestiere deve assolutamente conoscere che conoscerle tutte è impossibile.

Ad ogni modo più che di un balletto si tratta di un'”azione coreografica per attore, soprano, clarinettista, danzatori e orchestra”, così la definiscono i suoi autori. Non è malaccio (anche se manca un po’ di umorismo e forse potrebbe non essere granché apprezzata da chi non sa nulla della serie) e ho pensato di proporvela in occasione dei trent’anni del personaggio di Tiziano Sclavi

Il libretto è di Giorgio Gallione mentre la musica è di Marco Tutino, compositore italiano assai attivo in America (è lui che mantiene viva l’Opera Lirica in lingua italiana nel mondo, altro che Mafia, Pizza e Mandolino).

Qui il video.

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Vuoi per le recenti vicende veronesi, vuoi per il dibattito sulle attività culturali attualmente in corso in parlamento, in questi giorni si fa un gran parlare riguardo all’eventualità che quello della Lirica diventi un settore sempre più dipendente dai privati.

Premetto che secondo me il settore pubblico andrebbe sostenuto il più possibile, specie quando parliamo di cose basilari quali la scuola, la cultura (che checché se ne dica è una cosa assolutamente basilare), l’acqua o la sicurezza.
Tuttavia ogni volta che si parla di privatizzazione tutti si strappano i capelli e questo mi ha portato negli anni a chiedermi: l’iniziativa privata è davvero la morte della cultura? Read the rest of this entry »

In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar. Egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del Suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. A quell’epoca i registi d’Opera usavano ambientare “La Traviata” ai giorni nostri già da una quarantina d’anni. Questo per dirvi quando questa idea sia originale e innovativa.
Ma stabilito che l’idea di ambientare la più famosa opera di Giuseppe Verdi ai giorni nostri non è affatto un’idea nuova vorrei cercare di rispondere a un’altra domanda: ambientare “La Traviata” ai giorni nostri è una buona idea?
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Confessionale

Uno dei luoghi comuni che si sentono più spesso riguardanti la critica (musicale e non) è il seguente:

“La critica è inutile. Tanto gira e rigira è tutto soggettivo.”

Questo non è del tutto falso. Dopotutto, per quanto i criteri adottati da un recensore possano essere chiari, saranno pur sempre i suoi. Un recensore premierà l’originalità, un secondo la capacità di trattare temi scottanti con leggerezza, un terzo quella di trattare temi leggeri senza essere frivoli.
Credo tuttavia che la soggettività di una critica non la renda affatto inutile, anzi, e vorrei spiegarvi perché con una barzelletta. Read the rest of this entry »

Come sapete non amo vedere opere che ho già visto mille volte. Anzi, fosse per me, le opere che ho già visto mille volte vieterei proprio di farle. Nel caso de “La Traviata” andata in scena a Romano di Lombardia la sera del 9 luglio 2016 come evento conclusivo del Rubini Festival, però, ho fatto volentieri un’eccezione.
Mi interessava scoprire quale sarebbe stato l’approccio di un gruppo di giovani cantanti (tutti finalisti delle varie edizioni del Concorso Rubini) con un’opera così impegnativa.

Ho avuto modo di assistere alle prove e ho notato che sin da subito a questi ragazzi è stato richiesto dal direttore artistico Marzio Giossi – che teneva la masterclass nel corso della quale è stata preparata l’opera – la stessa serietà dei professionisti affermati. Sono altresì rimasto piacevolmente sorpreso nel trovare in questi interpreti anche la tranquillità tipica dei professionisti nell’affrontare un compito così spaventoso. Read the rest of this entry »

Come sapete, non sono una di quelle persone (una di quelle orribili persone) che non segue il calcio perché trova sia una perdita di tempo ma perde il 99% del suo tempo per farlo sapere agli altri. Io ogni tanto una partita me la vedo con piacere, e con piacere seguo le imprese della nostra nazionale di calcio.
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Dopo la recente strage in un locale gay di Orlando, nella quale hanno perso la vita cinquanta persone, i commenti si sono sprecati. Come sempre avviene in questi casi, ognuno ha dato la colpa alla persona o alla cosa che più gli sta sulle balle. Un’insegnante di canto di nome Nicoletta Ciliento ha commentato la cosa con questo post.

Ciliento
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Nina
Grazie al cielo, non sono uno di quei melomani che quando sentono nominare un’opera sono capaci di parlarne per due ore buone e magari di citare una decina di incisioni imperdibili. Ci sono un sacco di opere di cui non so una beata mazza e compositori che conosco pochissimo.

Di Giovanni Paisiello, ad esempio, conosco solo “Il barbiere di Siviglia” e “La serva padrona”. Per questo motivo ho deciso di ricordarlo oggi, nel giorno del duecentesimo anniversario dalla sua scomparsa, guardando una delle tante sue opere a me sconosciute. La mia scelta è ricaduta su “Nina, o sia la pazza per amore”. Me la sono guardata nella maniera più edonistica possibile: mangiando dolci, bevendo caffè e senza andare in cerca – prima di vederla – di alcuna informazione a riguardo. Read the rest of this entry »

“Non permetterò che la mia reputazione venga rovinata da un branco di cazzoni mosci e incompetenti che non sa cosa vuol dire scandire il tempo.”

Il professor Terence Fletcher in una scena del film

Whiplash
Qualche tempo fa mi proposero di recensire, per la rubrica “Cinema ed Autori”, “Whiplash”, il film del 2014 diretto da Damien Chazelle. Io non volevo farlo, non essendo un film biografico ma dopo averlo visto e aver scoperto non è malaccio ho deciso di pubblicare una recensione come articolo a sé stante.
Il film racconta la storia di Andrew, un giovane batterista jazz che dopo essere entrato al conservatorio Shaffer di New York scopre che il suo insegnante è uno di quei tizi schizzati e severissimi che nei film riescono a condurre gli allievi al successo attraverso una strada di dolore e fatica ma nella realtà non sarebbero in grado di dirigere un’orchestra di quart’ordine. Un po’ come Pai Mei in “Kill Bill”, per capirci. Read the rest of this entry »

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Benvenuto. Spero che per te questo sia un posto dove accrescerai la tua conoscenza o il tuo contatto emotivo con la musica, imparando ad apprezzarla, a suonarla e a trovare la felicità tramite essa. Buona navigazione.

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