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Metodo Suzuki: la più grande frode nella storia della musica?

In: Musica e Società|News Musicali

30 Oct 2014

Negli ultimi 50 anni milioni di musicisti, musicisti anche giovanissimi, a partire dai 2/3 anni, hanno imparato a suonare il violino partendo dal medesimo sistema di base, il metodo Suzuki.

Ebbene ora l’insegnante di musica giapponese dietro al metodo Suzuki è stato vittima di pesanti critiche. Le accuse sono di essere un bugiardo e un impostore, e di aver messo in scena la più grande frode che il mondo musicale abbia mai visto.

In cosa consiste questo metodo, da tempo utilizzato in tutto il mondo? “Il metodo Suzuki è spesso inquadrato nel mondo occidentale come un processo di apprendimento “per imitazione”, e questo viene spesso sottolineato in senso critico.” dice Wikipedia.

L’insegnante di violino Mark O’Connor (anch’egli inventore di un metodo per violino, basato più sull’allenamento dell’orecchio ma con punti simili con il criticato sistema) accusa il dr.Suzuki di essere un bell’impostore. Mr O’Connor ha postato sul suo blog una pagina dal Conservatorio Musicale di Berlino dove il dr. Suzuki confermò di aver studiato – da quanto scrive il primo – la quale mostra che il Dr.Suzuki, a 24 anni nel 1923, è stato rifiutato dopo la sua audizione fallimentare.

Shinichi Suzuki non apprese l’arte violino da nessun grande maestro. Fondamentalmente autodidatta, ha iniziato a 18 anni e non ha mai avuto accesso ad una posizione in orchestra.

Per la serie “chi non sa fare insegna”, ecco che oggi milioni e milioni di bambini di 3 anni, suonano ripetutamente brani di Chopin e Debussy apprendendo “per imitazione”, seguendo il metodo del famoso forse impostore.

1980: Dr Shinichi Suzuki and some young violinists demonstrate the Suzuki technique. Photo: Getty Images

Al di là di tutto, io direi che in termini di apprendimento è uno stile funzionale, ma che non è il massimo e alla lunga incide negativamente sul musicsita. E’ senza dubbio un approccio alienante e meccanico, un po’ come uno stile d’apprendimento robotico, ma è anche uno stadio indiscutibile di acquisizione quello dell’apprendimento per imitazione. Da piccolissimi apprendiamo moltissime cose per imitazione, e anche da adulti relativamente consciamente.

Al momento sono in corso discussioni, riguardo al fatto che il Dr.Suzuki non abbia mai ammesso di essere entrato in quel conservatorio e varie altre cose supportate da insegnanti e conoscenti di Suzuki.

Il punto è: i bambini davvero si meritano tutto ciò? La musica è anche un momento di sfogo, di emozioni,anzi è pura emozione. E più una cosa è meccanica e ripetitiva più diventa meno emotiva. Non c’è il rischio che ogni notturno ripetuto possa in qualche modo desensibilizzare il musicista al notturno stesso se egli è impegnato in un lavoro meccanico di imitazione senza dargli assolutamente alcuna forma? A maggior ragione se queste regole vengono inventate da qualcuno che ha deciso che a 18 anni decise di imparare da autodidatta, e non da un luminare del violino.

Un concertista potrebbe dire che la tecnica è tutto, ma cosa rimane della tecnica se non esiste espressione musicale? L’espressione musicale più genuina può venire solo dall’emozione. Forse avrebbe molto più senso insegnare ai bambini a suonare nei modi più pazzi e impossibili, facendogli apprezzare come il violino può suonare un LA stridente e un LA dolce, capire quale usare, dove. Il tutto senza l’ausilio di uno spartito, se esso diventa un pretesto per generare dei musicisti robotici senza emozioni.

Attualmente ci sono, secondo il British Suzuki Institute, più di un quarto di milione di studenti che stanno imparando a suonare il violino con questo metodo, insegnato da oltre 8000 insegnanti.

6 Responses to Metodo Suzuki: la più grande frode nella storia della musica?

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piuViVi

novembre 11th, 2014 at 12:24 am

• Concordo sul discorso finale: meglio imparare a suonare prima di leggere la musica! Come nel linguaggio verbale: prima impariamo a parlare poi a scrivere e a leggere, almeno per la prima lingua!
• Che Mr.Suzuchi fosse pur analfabeta e pluribocciato non mi dimostra un fico secco,
specialmente se i frutti sono fichi succosi dolci.
• Non linka ad alcuna registrazione di esecuzioni o di discorsi di musicisti adulti educati con quel metodo.
• Non dice le % di successo in orchestre o come solisti di strada o di teatri secondari o auditorium primari di educati con quello e con altri metodi.
• NON DICE IN CHE COSA CONSISTE ‘STO METODO DI CUI SPARLA:
“imitare”è molto generico: tutti i metodi sono basati sull’imitazione di persone o figure o idee,e per suonare non credo proprio che si possano basare bimbi su imitazione d’idee!
musicisti robotici

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Online Music Class

novembre 11th, 2014 at 7:24 am

Il senso delle mie argomentazioni è strettamente legato alla natura di esse. Non sto dicendo che tale metodo non funzioni (essendo pure una cosa soggettiva), e come scrivi tu non riporto % o statistiche a comprovare ciò. Il punto è invece che ad un obbiettivo ci si può arrivare passando per diverse strade, e l’ampia notorietà che ha avuto questo metodo negli ultimi anni lo ha reso uno dei metodi principali. Ciò che sostengo è che far giungere generalizzando gruppi di musicisti ad apprendere la musica secondo principi di ripetizione semplicemente meccanica è pericoloso.

Il fatto che il signor Suzuki abbia potenzialmente “imbrogliato” (sono sempre opinioni fintanto che non ci sono prove schiaccianti contrarie o a favore) è il problema. Non tanto le sue qualifiche per insegnare. E’ chiaro che però un ciarlatano o un incompetente potrebbe insegnare un metodo zoppicante dal punto di vista psicologico – visto che parliamo di una crescita a lungo termine e vissuta nei primi anni.

le definizioni tecniche del metodo non sono argomento di questo articolo, che discute piuttosto la filosofia del metodo stesso.

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Utente

maggio 5th, 2015 at 9:40 am

Scusa perchè il metodo tradizionale (scuole medie e conservatorio) non è puramente tecnico e alienante, soprattutto per i bambini?
Io pur avendo avuto la passione fin da piccolo a causa del metodo tradizionale mi ero proprio autoconvinto che fosse irraggiungibile per me.
Ho dovuto rinunciare perchè semplicemente me l’avevano fatta odiare.
Conoscendo validissimi insegnanti di filosofia Suzuki, ovvio riadattando l’insegnamento per il mondo di un adulto, adesso sto riscoprendo un mondo che semplicemente avevo capito male e non mi era stato assolutamente presentato, anzi mi era stato quasi volutamente negato.
Come fate a dire che è una frode se una cosa funziona e ti spinge a studiare e a divertirti? Se fa questo effetto ad un adulto figuratevi per un bambino che ha la passione.
Poi è ovvio dipende dalla persona, da come si è predisposti, dal fatto che non si può obbligare tutti a pensare alla stessa maniera, soprattutto da piccoli (si, è la frecciata numero 2 :-) ).
Io credo che tutti alla fine, in un modo o nell’altro, impariamo per ripetizione.

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Online Music Class

ottobre 9th, 2015 at 10:33 pm

Considera il fatto che io non sto dicendo che il metodo tradizionale funziona – anzi sono d’accordo con te sulla concentrazione puramente tecnicistica e senza un minimo oltre a quello.

Mi spiace che tu abbia avuto un brutto approccio con il metodo tradizionale di conservatorio – siamo in due, ma per altri motivi Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio, specie quando entrano in gioco le variabili “personalità e obbiettivi” dell’insegnante. Di fatto non si può affermare che un metodo.

L’apprendimento per ripetizione è palese nella mente umana: ripercorri lo stesso percorso neurale che ti permette di accedere a determinati ricordi, e perciò questi sono più accessibile e molto più consolidati rispetto alla prima volta che li hai codificati.

http://www.resmusica.it/metodo_suzuki.htm – una scuola qualunque che si presenta come primo risultato e che insegna il metodo suzuki.
Ti invito a leggere il paragrafo “critiche al metodo suzuki” dove ovviamente chi scrive cerca di smontarle. ti riporto queste frasi:

1)”lo studio ha tutte le caratteristiche del gioco ed è sufficiente che metta in esso la convinzione e la serietà che abitualmente i bambini dimostrano nelle loro attività” – in pratica un bambino è serio e convinto quando si mette a fare le cose.

2)L’imitazione dei più bravi non è negativa (si pensi all’ ascolto da parte di ogni musicista delle esecuzioni dei grandi interpreti). Il fatto di suonare tutti gli stessi brani consente l’esecuzione d’assieme (anche nelle orchestre professionali i musicisti suonano lo stesso pezzo!) – le orchestre non suonano tutte le stesso pezzo (stesse note), naturalmente. riguardo al confronto con l’imitazione dei più bravi e dei grandi musicisti, non c’è cosa più sbagliata al mondo. Beethoven non è percepito (da un bambino poi….che deve imitare uno più bravo…bah) come il primo violino dell’orchestra, che magari è uno stronzo e lo odi ma sei costretto ad imitarlo.

Poi che il metodo Suzuki abbia degli effetti su determinati bambini, è naturale. Ma bisognerebbe capire quanto questo modello ha influnenzato gli altri bambini che “fallivano” a desistere. E soprattutto come è ora il loro rapporto con la musica dal punto di vista attivo.
Ricordiamo che si parla di bambini di 3 anni, soggetti ad una forte influenza da come gli altri gli dicono di interpretare il mondo, in altre parole le personalità di spicco come insegnanti e modelli da imitare influenzano molto la cognizione sociale del bambino. Poi per gli adulti qualunque metodo funziona. perchè l’adulto sa già interpretare da sè.

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elena

maggio 3rd, 2016 at 8:30 am

Anzitutto trovo vergognoso un titolo come questo. che afferma qualcosa che è solo un punto di vista e distrugge ciò di cui parla e tutto il lavoro, gli sforzi ed i vantaggi relativi. Questo è un danno ma soprattutto è una falsità.
Detto questo non comprendo due cose:
– a livello di LOGICA FORMALE cosa c’entra se il fondatore di un metodo è o meno qualificato da qualcuno o qualcosa. che c’entra con l’efficacia di un metodo che ha inventato attraverso l’osservazione???? È un principio PEDAGOGICO non è un “voto manipolato”!
– la cosa più sbalorditiva è associare l’apprendimento per imitazione (ossia come insegnano le neuroscienze.. l’apprendimento in generale) come noioso ripetitivo e senza emozioni. Anche qui la logica è saltata parecchio!! C’è MOLTISSIMA EMOZIONE nell’imitazione se ciò che si imita emoziona!! ci emozioniamo anche solo GUARDANDO figuriamoci se abbiamo l’opportunità di eseguire! Dipendera naturalmente da cosa imitiamo e come ci viene insegnato a farlo! Senza contare che proprio una cosa che dicono gli allievi Suzuki diventati musicisti è proprio l’opposto ossia che l’emozione è di casa non ci si annoia mai ma la tecnica lascia a desiderare rispetto a un normale conservatorio.

Detto questo… è così facile distruggere e avvilire il lavoro di decenni con poche righe scritte..
Spero ci si renda conto della responsabilità che si ha quando si scrive per un pubblico.

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Online Music Class

maggio 10th, 2016 at 3:36 pm

Elena, anzitutto vorrei segnalarti che sia sul telegraph che sul nytimes si è parlato dei contenuti dell’articolo (basta una ricerca in google). Il titolo del telegraph non lo troverai meno “vergognoso” del mio, tuttavia ho aggiunto un punto di domande alla fine in seguito al tuo commento, perchè mi è sembrato che in parte un titolo del genere suonasse troppo una verità e basta piuttosto che una discussione su dubbi scaturiti dalle informazioni. Inoltre la prima parte dell’articolo riporta notizie e la seconda come si può ben capire è un commento personale.

– riguardo l’osservazione è ovvio che sia un principio pedagogico e di certo non è la caratteristica discriminante del metodo suzuki. Se tu andassi dal tuo medico e lui ti confessasse che in realtà la laurea non ce l’ha e tutto ciò che ha giustificato con i suoi studi addietro in realtà non regge torneresti da lui? Se il tuo professore universitario ti dicesse che non ha la laurea, penseresti che comunque dovrebbe insegnare? Al di là di titolo o non titolo, alla base di tutto dovrebbe esserci l’onestà, e se come i dubbi lasciano intendere è possibile che il dr. Suzuki abbia mentito, allora è giusto anche ridiscutere anche l’efficacia del metodo e le sue caratteristiche. D’altronde dovrebbe esserci come minimo un approccio scientifico oltre che umanistico quando si parla di modelli pedagogici: conoscere le ricerche pubblicate su riviste scientifiche per creare un metodo è diverso dal seguire le proprie convinzioni creando quel metodo, è per questo che andrebbe comunque ridiscusso.

L’apprendimento per imitazione degli stessi brani musicali per 8 ore e passa non puoi non dire che sia noioso. Naturalmente l’apprendimento per imitazione sta alla base di tutto, ma piuttosto che costringere bambini piccoli a suonare brani di un’intensità e una maturità emotiva di cui non sono ancora capaci e cercare di farli suonare interpretandoli come i grandi musicisti IO personalmente preferirei dare loro gli strumenti necessari per suonare ciò che vogliono ed esprimersi liberamente e imparando quindi attraverso l’apprendimento per insight (l’apprendimento per imitazione NON è l’unico tipo di apprendimento, qualora non avessi dimestichezza ti rimando al racconto della storia del piccolo gauss per accorgerti della differenza tra applicazione di una regola per imitazione e una per insight).

Ognuno “risuona” di più con un certo tipo di ritmo, di timbro, di tonalità etc.etc. e Piuttosto che preoccuparsi di suonare gli spartiti ed imporre al bambino cosa suonare, preferirei molto di più che esprimesse ciò che ha dentro liberamente e si riconoscesse molto di più in quello che suona. Altrimenti c’è il rischio che il bambino si concentri sempre e per sempre solo sul prodotto finale piuttosto che sul feedback interiore!

E’ naturale che troverai musicisti che seguirono il metodo Suzuki che ora ti dicono che funziona, ma non puoi sapere invece di quelli che hanno mollato, trovando magari il metodo per nulla adatto a loro. In ogni metodo troverai naturalmente pro e contro espressi da qualcuno o qualcun altro.
In conclusione, questo articolo non ha l’obbiettivo come pensi superficialmente tu di avvilire il lavoro di decenni, ma piuttosto di portare ad una discussione costruttiva sull’argomento, cosa che è avvenuta anche grazie a te.

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