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La versione di “Bella ciao” dei Modena City Ramblers fa schifo

In: Cinema ed Autori

1 May 2017

MCR

Oggi, commentando con un amico il concerto del Primo Maggio è saltato fuori l’argomento “impegno sociale e musica brutta”.

Ispirato da quella conversazione ho deciso di fare outing riguardo a una cosa che penso da anni e non ho mai avuto il coraggio di dire ad alta voce.
L’ho pensato durante tutti i cortei a cui ho preso parte, ogni primo maggio e ogni 25. Oggi finalmente lo dirò: la versione di “Bella ciao” dei Modena City Ramblers FA SCHIFO.

Non sono fascista, lo giuro! Non ho mai dato fuoco a un campo rom in vita mia! Semplicemente un brano come “Bella ciao” non si può cantare in quel modo!

Posso capire la necessità di crearne una versione più “incazzata”, che la gente possa urlare durante le manifestazioni saltellando tutti insieme, battendo le mani e altre cose molto vintage ma… NO! “Bella ciao” non è pensata per questo scopo.

Come probabilmente sapete, la maggior parte degli studiosi concorda nell’affermare che “Bella ciao” sia nata da un canto delle mondine che parlava di quanto facesse schifo alzarsi ogni mattina per andare a lavorare nelle risaie. Già questo dovrebbe bastare a capire che razza di atmosfera dovrebbe trasmettere questa melodia, ma facciamo finta che tutto ciò non conti e limitiamoci alla versione più famosa.

“Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.”

È un’immagine da incubo, kafkiana oserei dire. Sin dalle prime battute veniamo catapultati in uno scenario ostile, spaventoso, pieno di violenza. Non dice neanche “Mi sono svegliato e c’era la guerra”, che già sarebbe un miglioramento, perché la guerra la si combatte ad armi pari. L’invasore è un tizio notevolmente più forte di te che vuole sottometterti. Questo invasore, poi, fa ancora più paura perché è arrivato all’improvviso: mi sono svegliato una mattina ed era lì! Rende decisamente lo stato d’animo di un ragazzo che vede cambiare il mondo intorno a sé e ad un certo punto si rende conto che la situazione è diventata drammatica, che bisogna fare qualcosa.

Il resto della canzone non è da meno. Si parla della necessità di un sacrificio estremo, (“portami via ché mi sento di morir”), della consapevolezza del rischio che si sta correndo (“e se io muoio”), per non dire della certezza.
Nel finale c’è un riferimento alla libertà (come anche quello delle mondine) ma è un riferimento amaro, e le immagini di bellezza (“sotto l’ombra di un bel fior”) e di speranza vanno sempre a braccetto con quelle di morte (“è morto per la libertà”).

È un brano dal carattere molto intimo sia per quel che riguarda il testo che per quel che riguarda la musica. Se la canti urlando e saltando dappertutto l’effetto è quello di una parodia.

“Ma” dirà qualcuno “vuoi mettere saltare, battere le mani e fare casino durante una manifestazione? Cioè, facciamo sentire la nostra voce! Potere al popolo! Tante cose belle!”. Come ho già detto, questo posso anche capirlo ma, a parte il fatto che ci sono canzoni molto più adatte allo scopo, siamo sicuri che strillare tutti in coro come allo stadio renda giustizia agli ideali di libertà che questo brano vuole esprimere? Non dà piuttosto l’idea di un gregge che urla parole di cui non comprende il significato, come un bambino che recita una poesia a memoria senza azzeccare un’inflessione che sia una? Siamo sicuri che non si possa, di tanto in tanto, condividere non un momento di euforia collettiva ma un momento di commozione collettiva?

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