Gli “Elio e le storie tese” si sciolgono, e fanno bene

EELST

Come già sapete, se non vivete fuori dal mondo, gli “Elio e le storie tese” hanno comunicato un paio di giorni fa la loro intenzione di sciogliersi prima della fine dell’anno.
Tanto per cominciare voglio rassicurare tutti i fanboy del gruppo: riconosco agli elii la loro qualità artistica. Ciò nondimeno, sono rimasto piacevolmente sorpreso da questa notizia e dalle dichiarazioni di Stefano Belisari, che infatti ha dichiarato:

È importante capire quando dire basta e passare a qualcos’altro. Ci vuole l’intelligenza di capire di essere fuori dal tempo. Youtuber, rapper, influencer, queste sono le persone che parlano ai giovani oggi.

Devo dire che sono d’accordo. Non tanto sulla questione degli youtuber e degli influencer, che sono sempre esistiti sia pure con nomi diversi, ma che gli “Eli e le storie tese” siano fuori dal tempo è verissimo.

Loro hanno iniziato in un periodo in cui la musica e la televisione si prendevano maledettamente sul serio e c’era bisogno di un atteggiamento come il loro. Un atteggiamento di rottura rispetto a tutti i lustrini e alle cerimonie che contraddistinguevano gli ambienti culturali dell’epoca.
Oggi nei luoghi della cultura e della comunicazione continuano a esserci dei problemi, ma il prendersi eccessivamente sul serio non è senz’altro tra questi.
Del resto Enrico Lucci, un altro famoso provocatore di quegli anni, ha dichiarato non molto tempo fa:

Quello che facevamo vent’anni fa a ‘Le Iene’ aveva senso perché andavamo da ministri che non volevano parlare mai, o solo con giornalisti leccapiedi. Il precursore è stato Piero Chiambretti col Portalettere poi siamo arrivati noi, la politica era un mondo protetto. Piano piano è cambiato tutto, ora vedi l’aggressività fine a stessa.

Più che giusto. In un’epoca in cui l’insulto gratuito è all’ordine del giorno, ha davvero senso mettersi a rompere i coglioni alla gente per strada? In un’epoca in cui i politici non vedono l’ora di mettersi a fare il karaoke per sembrare più umani e più vicini alla gente, davvero serve un buffone che gridi “Il re è nudo”? Per la musica il discorso non è molto diverso.

Con questo non voglio dire che i problemi che c’erano una volta oggi non ci siano più semplicemente il modo di affrontarli deve cambiare. È come quando un bambino non riesce a fare una moltiplicazione: a volte non ci riesce perché è pigro e in quel caso può servire una lavata di testa ma se non ci riesce perché non sa come si fa potrai urlargli addosso finché ti pare, non ci riuscirà mai. Allo stesso modo, la musica di oggi è più conformista che mai, in mano a gente sempre più incapace e terribilmente priva di ironia, dubito però che ci sia ancora gente che ha bisogno di sentirsi dire che la canzonetta sanremese è una stronzata e che in giro c’è un sacco di musica commerciale che non vale niente – anzi, queste frasi sono diventate praticamente dei luoghi comuni – quindi continuare a ribadirlo non serve più.
Provate ad esempio a parlare con un qualsiasi concorrente di un talent-show. Scoprirete che nel 99% dei casi sa benissimo che la cosa a cui sta partecipando è una truffa in piena regola, ma lo fa lo stesso per il semplice motivo che non sa cos’altro fare. Quando stai annegando, ti aggrappi a qualsiasi cosa ti capiti a tiro, fosse anche un tronco marcio e tarlato.

Sarebbe problematico (e non credo neanche di avere le competenze per farlo come si deve) riassumere tutti i problemi della scena musicale attuale in pochi paragrafi, ma una cosa che so di per certo è che l’assenza di provocatori non è uno di questi. Semmai siamo sommersi da milioni di voci che dicono tutto e il contrario di tutto e cercano di farlo nel modo più sensazionalistico possibile. Certo, quella si chiama “provocazione sterile”, e qualcuno potrebbe rispondermi che quella degli elii non lo è mai stata, ma il concetto di fondo non cambia. Io personalmente sento il bisogno di persone serie, tranquille e forse addirittura un po’ noiose ma preparate che siano in grado di presentarmi dei prodotti di qualità e di farmi capire cosa li rende tali. In un’epoca che ha bisogno di riscoprire la propria innocenza e il proprio bisongo di stupirsi, quello che una volta era un atteggiamento provocatorio oggi è solo l’atteggiamento di uno stronzo che di fronte a un bambino tutto contento per aver imparato a suonare il giro di DO lo prende per il culo.

È un problema che riguarda la comunicazione in generale al giorno d’oggi. Prendete un tema scottante a caso, ad esempio l’Islam. Fate cinque domande a un tizio a caso incontrato per strada su questo argomento e state certi che almeno a quattro di esse non saprà rispondere, anche se avrà già sentito in giro le cose che gli nominate. Il motivo è facilmente intuibile: l’Islam è un tema che oggi siamo abituati a veder trattare in TV da personaggi del calibro di Daniela Santanché, e ciò è male. Non perché, come si potrebbe pensare, si tratta di un personaggio colorito che urla e dice parolacce (sinceramente di questo non me ne frega niente) ma perché la Santanché non sa un cazzo un cazzo dell’Islam. È per questo che io preferisco di gran lunga sentire parlare di questo argomento, ad esempio, un come Franco Cardini.
Franco Cardini è un personaggio che molti non amano, perché lo considerano parziale, islamofilo e via discorrendo. Forse hanno ragione, forse hanno torto… non saprei. Tuttavia il fatto stesso che alcuni non lo amino significa che esprime dei concetti utili. Le cose che dice o scrive nei suoi libri sono tangibili, basate su fatti e ragionamenti, si possono verificare e confutare. Viceversa, anche tra i fan più sfegatati di Daniela Santanché – quelli che letteralmente fanno delle fantasie erotiche su di lei (certa gente ha proprio dei gusti assurdi) – è molto difficile trovare qualcuno disposto a dire che le cose che dice sono interessanti. Non lo pretende nemmeno lei stessa: le sue sono semplicemente delle professioni di fede in favore o contro determinati argomenti.

Ecco, io credo che in generale per quanto riguarda la comunicazione e in particolare per quanto riguarda la musica l’Italia non abbia più bisogno di professioni di fede, bensì di fatti e ragionamenti tangibili. Non serve più prendere in giro il mainstream musicale, serve spiegare cosa lo renda così pessimo. Per questo apprezzo molto e considero molto matura la decisione degli “Elio e le storie tese”. Intendiamoci, non è rarissimo che un artista si renda conto che è il caso di ritirarsi dalle scene così da farsi rimpiangere e non compiangere dal proprio pubblico, ma è abbastanza raro da meritare un applauso.

Però Elio lo considero un pirla.
Avere le sopracciglia buffe e fare la voce irritante non basta per essere sopra le righe, e questo vale anche per la loro produzione degli anni ’90.
Su questo, se proprio ci tengono, i fanboy del gruppo possono attaccarmi tranquillamente.

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