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Cos’è una critica costruttiva?

In: Musica e Società

10 Jun 2017

Questo è uno di quegli articoli che nasce dal fatto che mi sono rotto le palle di parlare di musica e di teatro con gente che non è in grado di farlo in maniera seria.
Affronterò l’inflazionatissimo concetto di “critica costruttiva”, e dirò cose stranote alla maggior parte di voi (tanto da farvi rimpiangere lo “spazzatura nel portamondezza” di simpsoniana memoria) ma che a quanto pare è importante ribadire ogni tanto.

Ordunque, cos’è esattamente che rende una “costruttiva” una critica?
Prima di tutto sfatiamo un mito: “critica costruttiva” non significa “critica educata”. La buona creanza, il linguaggio forbito, la diplomazia e altre cose simili non contano NIENTE quando si tratta di muovere una critica.

Per il resto, la critica è costruttiva quando esprime un giudizio netto basandosi su un criterio valido, oggettivo e facilmente verificabile.
Ma credo che sia meglio spiegare la cosa con degli esempi. Prenderò quello di una famosa cantante amata da molti e da molti detestata.

Critiche costruttive

ESEMPIO 1: Cecilia Bartoli, secondo il mio modesto parere, non è un granché come cantante.

Questa non è una critica costruttiva. Non è nemmeno una critica, non è niente. È solo uno spreco di parole.
Il motivo è facilmente intuibile: del tuo “modesto parere” non gliene frega niente a nessuno. Il tuo parere è soggettivo, non ha alcun valore per le altre persone e pertanto non può essere costruttivo.

ESEMPIO 2: Cecilia Bartoli fa schifo.

Qui abbiamo un piccolo miglioramento. Il giudizio è netto, e non è più soggettivo. “Questa cosa fa schifo” è un’informazione molto più utile per tutti rispetto a “A me questa cosa non piace”. Ma si può ancora migliorare, perché la critica sia costruttiva, bisognerebbe capire da dove viene questo schifo.

ESEMPIO 3: Cecilia Bartoli fa schifo perché quando canta fa le boccacce.

Di bene in meglio, ma manca ancora qualcosa. Qualcosa di fondamentale.
Qualcuno, infatti, potrebbe rispondere: “E allora? A me piacciono un sacco le boccacce!”. Onde evitare di precipitare di nuovo nel baratro dei “modesti pareri”, occorre spiegare in che modo le boccacce di una cantante rendano schifosa la sua performance.
È il passaggio più difficile nella realizzazione di una critica costruttiva, perché mette di fronte a un interrogativo degno delle più grandi tragedie classiche: “Cosa cerchi in una performance?”.
Rispondere a questa domanda significa adottare un criterio.

ESEMPIO 4: Cecilia Bartoli fa schifo perché quando canta fa le boccacce. Un’interprete deve emozionare rendendo quello che ha scritto l’autore e, almeno finché non scriveranno un’opera su Jerry Lewis, questo la Bartoli non sarà in grado di farlo.

Da notare come il criterio adottato da una persona potrebbe non essere lo stesso adottato da un’altra. Questo potrebbe spingere alcuni a pensare, sbagliando, che un criterio altro non sia che un modo più sofisticato per dire “modesto parere”. Non è così: un criterio è qualcosa di oggettivo sempre e comunque, e in quanto tale è utile.

Ipotizziamo che un critico scriva: “A me quella cantante non piace perché ha le tette piccole. A me piacciono solo le cantanti con le tette grosse. Minimo una quarta”. Sarebbe un criterio oggettivo? Assolutamente sì, perché chiunque è in grado di valutare se una cantante ha la quarta di seno o no. Sarebbe un criterio valido? Direi di no, almeno non per me.
Tuttavia l’oggettività del criterio rende possibile capirne la validità. Quella delle tette è un’esagerazione (neanche tanto, c’è chi ragiona effettivamente così ma non ha il coraggio di dirlo), ma alcune persone sarebbero capaci di dire…

ESEMPIO 5: Cecilia Bartoli è la mia cantante preferita perché non sbaglia una nota. Ben vengano le boccacce se la aiutano in questo senso.

Questa è una critica altrettanto oggettiva che si basa però su un criterio che io non ritengo valido. Che un cantante non sbagli una nota per me non è abbastanza. È condizione necessaria per farmelo piacere ma non sufficiente, e in molti casi sarei disposto a passare sopra una nota sbagliata in nome del rispetto per ciò che l’autore ha voluto esprimere.

Tuttavia questa critica rimane oggettiva e rimane utile anche per me. Una critica oggettiva esprime comunque un principio (in questo caso “cantare bene significa fare tutte le note giuste”). Io posso condividerlo, negarlo o condividerlo solo in parte, ma perché io possa fare ciò sarà indispensabile che qualcuno lo esprima.
Non esistono criteri inaccettabili ma non esistono criteri al di sopra di ogni critica. Ogni approccio all’arte è legittimo e discutibile. Io ho nulla in contrario se uno va a sentire una cantante solo per guardarle le tette, ma lo trovo un atteggiamento limitato rispetto alle potenzialità di un concerto. Questa, però, è una posizione che io posso prendere solo a partire da una critica concreta e costruttiva. “Mi piace perché sì ma è solo un mio parere”, invece, non offre alcuno spunto.

Infine la critica, per essere costruttiva, deve basarsi su un criterio verificabile. Se voglio criticare la Bartoli perché fa le boccacce devo possedere una definizione di boccaccia condivisa con tutto il mio uditorio. A volte basta la definizione del dizionario, altre volte bisognerà darne una propria. Il guardone di un esempio precedente ha definito le “tette grandi” quelle dalla quarta misura in su, e questa è una definizione univoca.

Questa è quella che io chiamo “critica costruttiva”. D’ora in poi non mi imbarcherò più in discussioni con persone che non siano in grado di applicare questo metodo, perché le considero soltanto una perdita di tempo.

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