Concentrazione prima di un concerto

Lo stato psicofisico in cui ci si trova prima di un concerto è senza dubbio un fattore determinante per la nostra performance, dove la concentrazione è sacra e non ammette disturbi. E’ un assunto ovvio se si pensa al ruolo che l’ansia gioca nell’esecuzione musicale: tremori, mani sudate, paura di sbagliare portano ad una scarna esecuzione priva di significato. Nella maggior parte degli individui l’ansia gioca un ruolo marginale in quanto non appena iniziano a suonare essa svanisce. Ci sono però eventi rari o ricorrenti in cui un “qualcosa” può disordinare l’equilibrio che si aveva e rovinare l’esecuzione.

Per ottenere un’esecuzione musicale in grado di trasmettere qualcosa bilaterlamente al musicista e all’uditore (il pubblico in caso di eventi come un concerto) non basta non essere agitati, bisogna essere concentrati.

L’attenzione è uno strumento davvero potente, basti pensare che l’attenzione che uno studente pone rispetto allo spartito che deve imparare è inversamente proporzionale al tempo che impiegherà ad acquisire l’abilità di saper suonare quel brano. In un certo modo quando si è altamente concentrati su una cosa, sull’eseguire un compito, sulla respirazione, sull’oggetto di studio, lo stato cosciente viene alterato. Il nostro cervello produce onde differenti, nei picchi di concentrazione onde gamma.

Un esecutore più attento è in grado di migliorare fino ad un punto dove l’esecutore distratto non arriverà mai, vi presento perciò 3 tecniche di concentrazione utilizzabili in combinazione prima di un concerto.

1. Curare lo stato fisico

Dal momento che è il nostro stato psicofisico che determina il nostro grado di attenzione un aspetto di cui curarsi principalmente è il corpo. Avere abbastanza energie, sentirsi abbastanza distesi muscolarmente e non avere nulla “sullo stomaco” aiutano ovviamente sia a non percepire l’ansia che a dare il massimo senza avere fastidi o distrazioni inutili. Ognuno dovrebbe interrogarsi sulla corretta dieta in termini orari, qualitativi e quantitativi facendo varie prove, essendo una cosa decisamente soggettiva. Sapere cosa e quando mangiare per avere abbastanza energie è un ottimo punto di partenza.

2. Respirazione

I cantanti lo sanno bene, la respirazione è determinante.  E’ inoltre il tipo di respirazione “giusta”, che permette un rilassamento benefico a tutto il corpo. Una corretta respirazione fornisce al nostro corpo e agli organi l’ossigeno necessario per la sopravvivenza, sbarazzandosi dei prodotti di scarto. Quando si è ansiosi o frettolosi anche la respirazione segue i medesimi stati, determinando una respirazione impropria e una contrazione muscolare a vari livelli. Lo stomaco ha il ruolo di centro di percezione cosciente delle emozioni. Non a caso l’ansia viene accompagnata a tensioni addominali. Saper respirare permette di dare spazio e rilassamento cosciente al principale organo influenzato da stati ansiosi.

3. Meditazione emotiva sul brano

E’ chiaro che ogni melodia esprime qualcosa, un qualcosa di soggettivo che può essere percepito in maniera uguale da diverse persone. Focalizzare l’attenzione sulle emozioni che quella musica punta a trasmettere tramite la meditazione sulla melodia stessa permette di entrare in uno stato emotivo più vicino a quello che si vuole trasferire sull’esecutore. Naturalmente questo tipo di pratica può avere effetto solo se utilizzata anche in situazioni che non antecedono immediatamente un concerto, in quanto ci sono differenze tra l’eseguire un’abilità (quella di meditare sul brano) sotto stress con e senza pratica in assenza di stress.

 

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