Cinema ed Autori: “Verdi”

“Era la forza di quella musica che aveva trascinato il pubblico. L’Italia allora aveva bisogno di quella forza. Alla terra della bellezza, divenuta terra di schiavitù, questa schiavitù cominciava a pesare. Il pianto accorato e rassegnato di Bellini non poteva essere più la sua voce. La nuova voce di quei fermenti che in lei si agitavano era Verdi.”

 (Voce narrante)

Vita di Verdi 1

Mancano ormai pochi giorni alla fine di quest’anno verdiano.

Un bicentenario, di per sé, è un banale fatto numerico, ma è anche una scusa per fare un po’ di festa e per far conoscere al profano il personaggio che si festeggia.

Tirando le conclusioni, devo dire che di festa in questo bicentenario ne ho vista poca. Quando dico “festa” intendo un momento di pura allegria, forse un po’ infantile, magari non molto istruttivo ma che serve a farti capire che l’oggetto della celebrazione ti appartiene e sei felice di questo.
Per esempio, il centocinquantenario di Puccini di qualche anno fa (per fare un paragone) ci ha regalato diversi momenti di festa, come: un festival di Sanremo pieno di riferimenti al compositore lucchese, una fiction (per quanto inguardabile) prodotta per l’occasione e un album di Mina con le sue romanze reinterpretate.
Reinterpretazioni, rimaneggiamenti, riferimenti, imbastardimenti… tutte cose che possono fare storcere il naso ai puristi ma che dimostrano che con il personaggio in questione esiste una certa familiarità. Un figlio illegittimo di Puccini può nascere solo da un DNA compatibile con Puccini.
Per Verdi questo non è successo. Forse perché alla nostra generazione il cigno di Busseto appartiene un po’ di meno; il bicentenario diventava quindi un’occasione per riscoprirlo. Si è puntato molto di più sulla divulgazione.
Non sono mancati, ovviamente, quelli che con la scusa della divulgazione hanno speculato sull’evento, approfittandosene per mettersi in mostra (si pensi all’indifendibile Traviata con cui è stata aperta la stagione alla Scala). Ma ci sono state anche tante idee buone. Tra queste la scelta della RAI di riprogrammare un capolavoro dei suoi anni d’oro, che vogliamo riproporvi sotto le feste per la rubrica Cinema ed Autori: Verdi, di Renato Castellani.

Vita di Verdi 2

Ronald Pickup e Carla Fracci nello sceneggiato

Si tratta di un lavoro adattissimo alla divulgazione. La sua caratteristica principale è infatti la fedeltà maniacale alla realtà storica, che ricostruisce attraverso le fonti che ha a disposizione (soprattutto le lettere del compositore) senza mai permettersi di infiorettarla. Una fedeltà che rasenta a volte la paranoia, maturata nei ben otto anni di lavoro che occorsero per realizzare lo sceneggiato.

Il narratore che ci accompagna nel corso delle nove puntate di cui si compone lo sceneggiato, infatti, cita spessisimo le fonti su cui si basano le varie scene e le rare volte che la sceneggiatura (per esigenze di trama) ipotizza qualcosa non manca di precisarlo.
Una pedanteria che rende lo spettacolo più simile a un documentario che a un film, ma che non per questo lo rende meno godibile.

A interpretare Giuseppe Verdi abbiamo l’inglese Ronald Pickup, doppiato da Gianni Marzocchi. Al suo fianco ci sono attori consumatissimi come Giampiero Albertini, Omero Antonutti, Milena Vukotić e tanti altri che sarebbe troppo lungo elencare. Coprotagonista, nel non semplice ruolo di Giuseppina Strepponi, Carla Fracci.
Dovendo scrivere un articolo su questo sceneggiato, in effetti, ci si accorge subito di quanti siano i personaggi degni di nota da citare. Anche i brani cantati sono affidati a delle superstar del calibro di Maria Callas e Mario Del Monaco.

Un titolo da consigliare soprattutto a quei neofiti che vogliono approfondire il personaggio finora conosciuto solo attraverso le opere, mentre coloro che non l’hanno mai sentito nominare probabilmente non lo troveranno altrettanto interessante.

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