Archivio della categoria: Classica

Misery non deve morire ma Carmen sì

Georges Bizet

“In un momento in cui la nostra società è piagata dal femminicidio, come possiamo osare applaudire all’uccisione di una donna?”. Questa è la domanda che si è fatto qualche tempo fa il soprintendente del Maggio Fiorentino Cristiano Chiarot.
Ricorda un po’ quella che si fece Stefano Bardolini, redattore dell’“HuffingtonPost”, durante le olimpiadi di Rio di qualche anno fa: “Siamo forti a sparare ma, nell’era del terrore, c’era bisogno degli spari olimpionici?” (riferito a discipline quali il tiro al volo e al piattello). All’epoca la risposta dei lettori fu un abbastanza unanime: “Ma sei scemo?”, e anche nel caso di Chiarot non mi sembra sia stata tanto diversa.
Tuttavia, dal momento che il pubblico dei teatri lirici se ne sbatte di quello che va in scena, tanto va a teatro solo per sentire la musica, questo non ha impedito al soprintendente del Maggio Fiorentino di cambiare il finale della celebre opera di Bizet: nella versione diretta dal regista Leo Muscato – che ha già registrato il tutto esaurito per cinque repliche – la protagonista si ribellerà a don Josè e lo ucciderà prima che lui possa fare lo stesso. BUM! Il messaggio contro il “femminicidio” è servito! Continua a leggere

Le brutte regie di Michieletto & Co. sono lo specchio della crisi del teatro musicale italiano

Michieletto

Si è aperta qualche giorno fa la stagione lirica romana con la messa in scena de “La damnation de Faust” di Berlioz, con la direzione di Daniele Gatti e la regia di Damiano Michieletto.
Per chi non lo sapesse, Damiano Michieletto è una sorta di Oliviero Toscani della Lirica: un tizio che i teatri chiamano proprio perché sanno che le sue sterili provocazioni faranno incazzare un po’ di gente, garantendo all’evento o al prodotto reclamizzato un posto su tutti i massimi quotidiani nazionali.
In effetti con questo articolo non vorrei parlare dello spettacolo in sé quanto di certe affermazioni che ho sentito fare dai pochi che difendono operazioni di questo tipo. Per capirci, quelli che “Tutto sommato ci sta fare una regia nuova e moderna perché può avvicinare un pubblico nuovo e giovane al Teatro d’Opera”.
Una simile affermazione fa capire un paio di cosette tutt’altro che edificanti… Continua a leggere

I cantanti d’Opera sapevano recitare anche prima della Callas

Netrebko Chenier

Ieri la RAI ha trasmesso in diretta l’apertura della stagione lirica milanese. Durante l’intervallo i presentatori hanno scambiato due chiacchiere con alcuni ospiti nel foyer, i quali ovviamente sono stati prodighi di complimenti nei confronti dei cantanti. Ne hanno sottolineato in particolare le doti interpretative e una di loro (ignoro chi fosse, ma non ha alcuna importanza) ha detto una frase che mi ha colpito: “Una volta i cantanti dovevano solo saper cantare, dopo la Callas devono essere anche dei bravi attori!”.

Non è la prima volta che sento questa sciocchezza e vorrei spendere due parole per dimostrare perché di sciocchezza si tratta. Per farlo ho chiesto l’aiuto di Gianguido Mussomeli – altresì noto col nome d’arte di mozart2006 – giornalista, conferenziere e più in generale uno che di ‘ste cose ne sa a pacchi. Insieme abbiamo raccolto alcuni esempi di come la recitazione sia sempre stata un’arte importante per i cantanti d’Opera, ben prima dell’epoca moderna e ben prima dell’esordio dell’ottima Maria Callas.
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Da Jordi Savall a Angelo Branduardi passando per Roberto Gini e Bianca Pitzorno

Risale a un paio di settimane fa la querelle tra Roberto Gini e Jordi Savall in merito allo stato attuale della musica antica. Qualcuno penserà che sia troppo tardi per pubblicare un articolo in merito ma, come si dice in questi casi, “posso farlo in fretta oppure posso farlo bene”. Continua a leggere

Sono andato a seguire per voi l’“Alto Reno baroque music festival”

L’8 e il 9 luglio 2017 si è tenuto presso il comune di Alto Reno Terme il primo “Alto Reno baroque music festival”, organizzato dall’associazione “Vox Vitae” (di cui abbiamo già parlato un paio di volte su questo sito). Sono andato a seguirlo per voi.

Prima di proseguire con la stesura di questo articolo, mi vedo costretto per una questione di etica professionale ad avvertirvi di una cosa: sono in ottimi rapporti con alcune delle persone coinvolte nel progetto. Ci tengo però a precisare due cose: la prima è che tali rapporti sono nati dopo aver scoperto e apprezzato il loro lavoro (e non viceversa), la seconda è che nel corso di questo articolo non dirò nulla che non sia verificabile da chiunque senza difficoltà.
Ciò detto, a voi giudicare quanto questa recensione sia obiettiva. Continua a leggere

Monteverdi e noi

Monteverdi

Il 9 maggio del 1567, esattamente 450 anni fa, nacque uno dei fondatori del teatro lirico: Claudio Monteverdi.
Come redattore di un giornale che parla di musica, ma ancora di più come autore di teatro musicale, non potevo esimermi dallo scrivere qualcosa per l’occasione.

Iniziai a pensare al da farsi già un anno fa. Dapprima pensai di realizzare una vera e propria settimana di Monteverdi, proponendo ogni giorno una delle sue le opere pervenuteci in forma completa. Un’idea che ho scartato quasi subito: ci sono divulgatori molto più bravi di me per quello, anche se non hanno molta voglia di agire, almeno stando a quanto affermato qualche settimana fa da Rinaldo Alessandrini (e se lo dice lui c’è da crederci). Io al massimo posso invitarvi ad armarvi di CD e DVD per organizzare un mini-festival nel salotto di casa vostra in compagnia di tutti gli amici che vorranno unirsi a voi. Tutti e due.
Quello che voglio proporvi oggi è piuttosto un articolo molto personale, che non riguarda me come articolista quanto come autore e spettatore.
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Sapevate che esiste un balletto su Dylan Dog?

Io no. Forse dovrei vergognarmi ad ammetterlo ma… esistono così tante cose che uno che fa il mio mestiere deve assolutamente conoscere che conoscerle tutte è impossibile.

Ad ogni modo più che di un balletto si tratta di un'”azione coreografica per attore, soprano, clarinettista, danzatori e orchestra”, così la definiscono i suoi autori. Non è malaccio (anche se manca un po’ di umorismo e forse potrebbe non essere granché apprezzata da chi non sa nulla della serie) e ho pensato di proporvela in occasione dei trent’anni del personaggio di Tiziano Sclavi

Il libretto è di Giorgio Gallione mentre la musica è di Marco Tutino, compositore italiano assai attivo in America (è lui che mantiene viva l’Opera Lirica in lingua italiana nel mondo, altro che Mafia, Pizza e Mandolino).

Qui il video.

dylan-dog

È giusto ambientare “La Traviata” ai giorni nostri?

In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar. Egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del Suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. A quell’epoca i registi d’Opera usavano ambientare “La Traviata” ai giorni nostri già da una quarantina d’anni. Questo per dirvi quando questa idea sia originale e innovativa.
Ma stabilito che l’idea di ambientare la più famosa opera di Giuseppe Verdi ai giorni nostri non è affatto un’idea nuova vorrei cercare di rispondere a un’altra domanda: ambientare “La Traviata” ai giorni nostri è una buona idea?
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III edizione del concorso Rubini: ecco i vincitori

La sera del 30 aprile ha avuto luogo la finale del Concorso Internazionale di Canto Lirico Giovan Battista Rubini di Romano di Lombardia (per gli amici “concorso Rubini”). Noi di OMC l’abbiamo seguito per voi. Continua a leggere

Non c’è due senza tre: riparte il concorso Rubini

Sta per partire la terza edizione del Concorso Internazionale di Canto Lirico “Giovan Battista Rubini” di Romano di Lombardia. La cittadina bergamasca sarà teatro di un vero e proprio festival all’interno del quale il concorso canoro rappresenta solo uno dei tanti appuntamenti. Continua a leggere