Breve storia dell’Opera Moderna: “Don Juan” di Félix Gray

“Les fleurs du mal, les fleurs de lys
Perdent leurs pétales, c’est pareil, c’est pareil
Les jeux du bal, les jeux du vice
Ça m’est égal s’ils ne m’emmènent pas au ciel.
Je ne serai jamais complice
de ceux qui veulent m’emmener vers le ciel”

(I fiori del male, i fiori di giglio,/perdono i loro petali. Sì, è così./Le gioie della danza, le gioie del vizio/per me sono la stessa cosa, se non mi portano al cielo./Non sarò mai complice/di quelli che vogliono portarmi in cielo.)

(Da “Les fleurs du mal”)

Don Juan

Proseguiamo la nostra breve storia dell’Opera Moderna spostandoci nel Canada francese, dove nel 2003 il cantautore Félix Gray mette in scena lo spettacolo “Don Juan”.
È interessante parlarne in questa sede perché osservandone la drammaturgia, e in special modo i variegati recitativi, si scopre che la comédie musicale in francese ha molto più a spartire con l’Opera che con il Musical. E di conseguenza come mai l’Opera Moderna sia nata proprio in Francia.

Devo ammettere che quando ho sentito parlare di questo spettacolo non sono stato particolarmente entusiasta. Non so perché. Forse perché il soggetto mi piace ma è difficile affrontarlo bene. Forse avrei voluto un soggetto più insolito.
Fatto sta che quando alla fine l’ho visto l’ho trovato carino. Anche se di base non vado pazzo per le commedie musicali, che troppo spesso si presentano come un insieme di canzoni tenute insieme da scene recitate così raffazzonate da mandare a rane la sospensione dell’incredulità.

Come raccontarvi in due parole questo spettacolo? Si può dire che il “Don Juan” di Félix Gray sia uno di quei “Don Giovanni” vecchio stile, di prima che Molière, Da Ponte, Mozart e Byron lo trasformassero nel personaggio mitico, pieno di implicazioni psicologiche e sociali, che è oggi. Qui Don Giovanni è solo uno che vuole mangiare, bere, trombare, e stare bene (Wow! C’è affinità! Anch’io voglio fare queste cose!), e lo spettacolo è tutto incentrato sul divertimento che si prova osservando la vita di un personaggio del genere.
Beninteso, “divertimento” nell’accezione più ampia del termine. “Don Juan” è uno spettacolo pensato per intrattenere, ma lo fa attraverso musiche molto drammatiche, interpretazioni strappalacrime e personaggi i cui drammi sono resi molto bene (a me piace soprattutto la canzone di Don Luigi, il padre del protagonista, che gli si rivolge con inaspettata dolcezza). Per questo motivo Don Giovanni ci viene presentato comunque come un personaggio epico, tanto da essere introdotto da ben tre numeri musicali che parlano – con un certo timore reverenziale – di lui prima di entrare in scena con una cavatina che è essa stessa dai toni epici.

È la bellezza della messa in scena (diretto da Gilles Maheu – lo stesso di “Notre-Dame”), quindi, che rende valido lo spettacolo. Le musiche sono belle (tra l’altro Gray scrive molto bene per la voce), le coreografie sono interessanti (si pensi al balletto dei picchieri all’inizio) e anche i testi, per quanto siano ancora molto ancillari alla musica, lo sono molto meno rispetto ad altri spettacoli. L’idea di base, in sé, non è nulla di che. Mancando, del resto, l’ironia che ha reso grandiose alcune versioni di questa storia. E anche il dramma non è così potente come ad esempio in Molière: per la prima ora di spettacolo c’è solo Don Giovanni che si spacca abbestia, poi trova l’amore, giusto per complicare un po’ le cose.

Ma bisogna dire che mentre si guarda questo spettacolo non si sente neppure particolarmente il bisogno di qualcosa di particolarmente articolato. Anche abbandonarsi ai bei movimenti delle ballerine, alle voci (e bisogna dire che la scuola di canto francese in questi spettacoli dà il suo meglio) dei cantanti e alle trovate registiche può essere piacevole. Il che dimostra che i francofoni sono in grado di concepire il teatro musicale come una grande fonte di divertimento, come si può capire anche dall’entusiasmo mostrato dal pubblico per certi spettacoli.
Per essere sincero devo dire che non mi è mai venuto in mente di partire alla volta della Francia o del Quebec per vedere uno di questi spettacoli dal vivo, ma certo che poter vivere allo stesso modo un certo tipo di teatro qui in Italia, avere anche da noi spettacoli leggeri ma non per questo scritti con leggerezza, da andare a vedere il sabato sera con gli amici… quello penso proprio che mi piacerebbe.

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