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“Ballerina”: ovvero una “questione di gusti”

In: Cinema ed Autori

26 Mar 2017

Ballerina

Oggi vorrei parlare di una delle bestemmie che si sentono più di frequente nel nostro paese, quando si discute di arte: “È una questione di gusti”.

È una bestemmia perché non porta nessun contributo alla discussione, e spesso la uccide. Tanto che da queste parti abbiamo deciso di vietare tassativamente l’uso di questa frase. Ma al di là del suo uso retorico, fondamentalmente traducibile con “non ho voglia di discutere, restiamo ognuno della sua idea”, cosa significa “È una questione di gusti”?

Oggi ho visto il film d’animazione franco-canadese “Ballerina”. È stata un’ora e mezza abbastanza piacevole, nonostante il film abbia i suoi difetto. Ecco quali:

  • Storia già vista

Il film parla di Félicie, una ragazzina di undici anni che scappa dall’orfanotrofio insieme al suo migliore amico Victor per inseguire il suo sogno di diventare una ballerina (mentre Victor sogna di diventare un inventore). Ad ostacolarla, una rivale altezzosa e spietata di nome Camille, che Félicie sconfiggerà con l’aiuto di una ex-ballerina di nome Odette. Sfida che a tre quarti del film assume toni da “Karate kid” (con tanto di protagonista che dopo ventiquattr’ore di allenamenti è già in grado di surclassare gente che studia danza da quando ha imparato a camminare – ma visto il tono fiabesco dell’opera direi che su questo possiamo glissare). Un copione già visto, insomma.

  • Definizione di “passione” un po’ generica, insoddisfacente

La protagonista riesce a battere la sua rivale perché, a differenza di lei, ha un sacco di passione per la danza. Tema interessante ma che si poteva approfondire di più, invece viene relegato a un monologo finale e a qualche battuta sparpagliata qua e là nel film. Stringi stringi, il motivo per cui lo spettatore deve tifare per Félicie è che è lei la protagonista, non perché la veda particolarmente più appassionata rispetto a Camille.

  • Cattivi poco credibili

Così come la passione di Félicie, anche la cattiveria di coloro che la ostacolano non ha una giustificazione che non sia “perché sì”. I personaggi cattivi sono tagliati con l’accetta (anche se per uno dei due intravediamo una possibilità di redenzione), e fanno cose come sporcare le scale del teatro solo per farle pulire a Félicie, rompere un carillon a cui è molto affezionata. Sembra che gli sceneggiatori non conoscano la differenza tra la cattiveria e la Sindrome di Tourette…

  • Poco cartoonesco nonostante sia un film d’animazione

Per essere un film d’animazione (e anche abbastanza tradizionale), “Ballerina” sfrutta pochissimo le possibilità che l’animazione offre (tranne nella scena in cui Victor racconta la sua “notte brava” a Parigi). Gli slapstick si sarebbero potuti tranquillamente realizzare con attori in carne ed ossa e i movimenti degli attori sono troppo “realistici”.

  • Per quanto riguarda la versione italiana: VIP doppiatori decisamente non all’altezza del ruolo

Passi Eleonora Abbagnato, che è una ballerina – e meno male, perché se fosse una doppiatrice morirebbe di fame – ma da due attori quali sono Sabrina Ferilli e Federico Russo ci si poteva aspettare una performance migliore. Evidentemente doppiare film d’animazione richiede una specializzazione diversa rispetto al “semplice” recitare. Sempre riguardo alla Abbagnato: capisco che in un film del genere possa essere “simpatico” l’apporto di una famosa ballerina classica, ma avrebbe più senso relegarla a un ruolo secondario.

Nonostante ciò, come ho detto, questo film mi ha regalato un’ora e mezza molto piacevole. Sapete perché? Beh, innanzitutto perché accanto ai difetti qui citati c’erano anche dei pregi (quali un buon ritmo e una fotografia decisamente accattivante), ma il motivo principale credo sia che a me questo genere di film piace.
Già. I film che parlano di ragazzine che inseguono il sogno di diventare ballerine mi piacciono, e mi piace guardarli in compagnia di ragazzine che sanno apprezzarli. Inoltre l’argomento mi interessa abbastanza, anzi, starei stato anche più contento se l’avessero trattato in maniera più approfondita (i nerd del balletto andranno in brodo di giuggiole per i cammei di Rosita Mauri e Louis Mérante). È la stessa ragione per cui mi sono divertito guardando “Io, Don Giovanni” o “Io e Beethoven” nonostante entrambi non si possano definire film perfetti.
Insomma, è una questione di gusti. Secondo il mio gusto, è bello guardare i film che hanno tra i loro protagonisti ballerine sognatrici, compositori o librettisti. A prescindere da tutto.

Vorrei però farvi notare due cose. La prima è che è possibilissimo distinguere il proprio gusto da quelli che sono i pregi o i difetti oggettivi dell’opera che si sta recensendo. La seconda è che parlare di “gusti” è praticamente inutile. Anche se il vostro interlocutore ha dei gusti simili ai vostri, ci arriverà da solo a capire se un film parla di ballerine sognatrici o no. Di conseguenza chi parla di “gusti” fornisce poche informazioni, interessanti solo per un pubblico ristrettissimo e per giunta scontate.

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